Appello per i Parchi della Val di Cornia 

Al Sindaco del Comune di Campiglia M.ma
Al Sindaco del Comune di Piombino
Al Sindaco del Comune di San Vincenzo
Al Sindaco del Comune di Sassetta
Al Sindaco del Comune di Suvereto
Al Presidente della Provincia di Livorno
Al Presidente della Regione Toscana
Al Ministro per i Beni Ambientali e Culturali
Al Ministro per l'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Al Ministro per la Ricerca Scientifica

Firenze, 17.02.2007


La Val di Cornia è una terra in cui, in passato, è stato possibile resistere alle lusinghe di enormi speculazioni immobiliari (1.800.000 mc. sul promontorio di Populonia!), rimuovere interamente lottizzazioni come quella del bosco della Sterpaia (180 ettari sul mare di foresta umida maremmana, con oltre 2.000 costruzioni) e in cui, grazie alle scelte di tutela compiute dai Comuni con i piani urbanistici, ha preso avvio un innovativo progetto di valorizzazione integrata di beni culturali e ambientali, noto come "sistema dei parchi della Val di Cornia". Un progetto per la cui realizzazione e gestione è stata costituita un'apposita Società, nota in ambito nazionale per avere saputo integrare competenze istituzionali nazionali, regionali e locali, compreso il rapporto con la ricerca scientifica, conferendo al progetto di valorizzazione culturale anche una forte valenza di qualificazione dell'economia locale.
Ma è proprio l'incoerenza che rischia oggi di mettere in difficoltà quel progetto, nonostante la forte riaffermazione del sistema dei parchi contenuta nel recente piano strutturale d'area, purtroppo limitato a soli tre Comuni dei cinque della Val di Cornia.
Il conflitto tra il parco archeo-minerario di San Silvestro e la cava di calcare di Monte Calvi, emerso apertamente e pubblicamente nel 2006 con mine che hanno proiettato pietre sui visitatori e con un camion che è precipitato sui sentieri, ha portato alla chiusura di siti archeologici valorizzati negli anni passati e meta di visite dal 1996. Questi episodi hanno evidenziato errori nelle scelte del Comune di Campiglia M.ma che, dopo avere aperto il parco, ha creato anche le condizioni per un più intenso sfruttamento della cava ed ha approvato piani di coltivazione che mettono a rischio zone del parco su cui lo stesso Comune ha investito ingenti risorse finanziarie, sia proprie che della Comunità Europea.
A Piombino, dopo la lotta all'abusivismo e la nascita del parco naturalistico costiero della Sterpaia, il Comune non sembra rendersi conto dei fenomeni di degrado della duna e propone di realizzare nuovi parcheggi in una situazione in cui, con i 4.000 già realizzati, si registrano affluenze sulle spiagge doppie rispetto a quelle ritenute ammissibili da una specifica direttiva della Regione Toscana.
A San Vincenzo, dopo una grave scelta di urbanistica contrattata che ha portato a prevedere, negli anni '90, la costruzione di un grande albergo nei 650 ettari della tenuta agricola di Rimigliano (originariamente destinata a parco), il Comune non sembra saper compiere scelte appropriate e sembra che si rischi addirittura di aggravare la situazione.
Nel territorio, inoltre, ci sono emergenze di archeologia industriale a rischio di demolizione che, nella logica di valorizzazione culturale dell'area, meriterebbero di essere salvaguardate ed integrate nel progetto dei Parchi.
In questi mesi, da più parti e dalla comunità scientifica, sono stati lanciati appelli affinché gli stessi Comuni che hanno meritoriamente promosso quei parchi, sappiano anche oggi trovare le vie giuste per tutelare il patrimonio e rilanciarne il progetto di valorizzazione a partire dalla Società dei Parchi. Purtroppo sembra che oggi questo "strumento altamente specializzato" anziché come valore, sia visto dagli stessi Comuni come un fastidio, riducendo così, oggettivamente, anche l'efficacia delle loro politiche contro la pressione delle cave, degli immobiliaristi e di coloro che puntano su un uso intensivo delle coste, a tutto discapito di serie e rigorose politiche di tutela.
La cosa ci appare tanto più assurda se si pensa che il patrimonio dei Parchi è divenuto un fattore competitivo per la qualificazione dell'economia ed è così percepito anche da molte imprese turistiche della zona che hanno iniziato un florido cammino.

E' invece necessario, a nostro giudizio, difendere e rilanciare quest'esperienza attraverso:
- immediato adeguamento dei vincoli per comprendervi tutto il patrimonio culturale della Val di Cornia, anche quello fuori dai perimetri dei Parchi;
- rigorosi indirizzi urbanistici tesi a garantire la conservazione del patrimonio culturale ed ambientale;
- forte rilancio della ricerca scientifica e dell'innovazione applicata ai beni culturali, estendendo il rapporto tra Società dei Parchi ed Università;
- valorizzazione delle professionalità maturate e ulteriore potenziamento di personale adeguato per permettere alla Società dei Parchi di svolgere quella funzione di raccordo ed integrazione tra pianificazione territoriale, ricerca, conservazione e valorizzazione del patrimonio che, fino ad oggi, è stato l'aspetto assai positivo di questa esperienza.

Per queste ragioni, e per le speranze che l'iniziativa dei Parchi della Val di Cornia ha suscitato in ambito nazionale, Legambiente, Italia Nostra e Wwf rivolgono un appello a tutti gli Enti in indirizzo, affinchè si adoperino per la difesa ed il rilancio di una apprezzabile esperienza di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

Legambiente
Italia Nostra
WWF


  Firma l'appello



Nome  Cognome 
Presso  Indirizzo 
CAP  Comune 
Provincia  Nazione 
E-mail  Telefono 
  Voglio ricevere informazioni sulle prossime iniziative di Legambiente al mio indirizzo email
  Si autorizza il trattamento dei dati personali, ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196, ai soli scopi istituzionali da parte di Legambiente