08/06/2009 - Con l’energia solare faranno rinascere il paese in agonia Cinque le centrali previste. I guadagni saranno destinati a fini sociali, ad iniziare da un bus per i bambini (tratto da "Greenreport") 

TIRLI. I piccoli paesi d’Italia sono condannati a morte lenta. In questo strano mondo che ragiona a rovescio è ormai fatto divieto di abitare la bellezza. I luoghi perfetti, quelli che i nostri lontani avi sceglievano per piantare mattoni e buttar via le capanne nomadi, sono abbandonati. Chi si ostina è sotto sfratto. Dove le automobili non hanno spazio, l’uomo è di troppo. Dove il mercato non trae profitto dall’estensione delle sue Grandi Reti per chi è rimasto non c’è che un bivio: rassegnarsi o fuggire. Così è la vita. Ma c’è pure chi fa la scelta del salmone e prova a risalire la corrente.

Questa che vi raccontiamo è una storia così, di moderna resistenza. I suoi protagonisti vivono a Tirli, meravigliosa frazione collinare di Castiglione della Pescaia. E Tirli è in agonia: non c’è più un medico, non un presidio farmaceutico, non c’è più scuola, l’ufficio postale funziona tre giorni sì e quattro no, una piazzola per far atterrare l’elisoccorso è fantascienza. Bussare alle porte delle istituzioni locali o delle aziende è perder tempo: “Non ci son soldi”, è la risposta ritornello.

Prendere o lasciare? Loro, quelli di Tirli, optano per la terza via. Casalinghe, impiegati, operai, fanno squadra e si rimboccano le maniche. È la primavera 2008 e nel mondo echeggia il sogno di Barack Obama, “yes we can”. A Tirli “si pole fà”. E via.

Il gruppo si pone la domanda: come trovare i soldi per autofinanziare la rinascita del nostro paese? E con un colpo di genio si dà la risposta: la produzione di energia pulita. «La gestione di un impianto fotovoltaico - spiega Andrea Signori, 48 anni, impiegato Unicoop e “mente” del progetto - è molto redditizia. La differenza tra le spese e gli incassi, ai quali si aggiungono i contributi statali, è notevole». Dunque l’idea: costruire impianti fotovoltaici, proprio come molti privati stanno facendo, anche in Maremma. Ma con un approccio rivoluzionario: i futuri guadagni non andranno ai privati, ma a finanziare servizi di pubblica utilità per Tirli. Detta così sembra facile. Il problema è che fare impianti del genere costa l’iradiddio. Bisogna comprare terreni vasti e con caratteristiche particolari, e poi le apparecchiature. Servono fior di professionisti per le progettazioni, insomma valanghe di soldi. E i “sognatori” di Tirli - un impiegato, quattro casalinghe, un bibliotecario, una studentessa, un pensionato, un operaio, un imprenditore agricolo, un fornaio, un geometra e due tecnici installatori - tutti quei soldi non li vedono neppure col telescopio. erò non si perdono d’animo. Perché un patrimonio da investire ce l’hanno: il tempo. Tutto il tempo libero dal lavoro, che ciascuno mette a disposizione della causa.

Ci si spartiscono i compiti. Quelli che hanno competenze tecniche in materia (o conoscono persone competenti) indicano le necessità di base. Quelli che hanno un po’ più di tempo s’informano su disponibilità e prezzi dei terreni, verificando - per esempio - che gli unici abbordabili sono i terreni agricoli. Quelli più esperti in cose di burocrazia vanno a spulciare leggi e regolamenti. Altri ancora iniziano a fare un po’ di conti. Così nasce Solagria, società senza scopi di lucro il cui presidente è proprio Andrea Signori. La missione di Solagria è di una semplicità quasi imbarazzante: ricavare utili dalla produzione di energia pulita, e destinarli non ai conti correnti dei soci bensì a due precisi scopi sociali. Il primo, appunto, è realizzare servizi di pubblica utilità a Tirli; il secondo è la valorizzazione agricola del territorio, favorendo sopravvivenza e crescita di colture di qualità.

Solagria individua cinque aree nel vicino territorio di Grosseto, ideali per accogliere altrettanti impianti fotovoltaici capaci di produrre circa 1000 kwp ciascuno. Poi crea cinque società, denominate “Tirli Sviluppo” 1, 2, 3, 4 e 5, a ognuna delle quali affidare la gestione dei singoli impianti. Poi ancora affida a consulenti qualificati la progettazione degli impianti, con l’indicazione di seguire il criterio del minimo impatto ambientale. Quindi va in cerca di finanziatori. Incassato il sì dei finanziatori, avvia l’iter delle autorizzazioni. Il costo di tutto questo? Primo miracolo: zero. Perché i sognatori di Tirli il loro impegno ce lo mettono gratis, e soprattutto riescono a coinvolgere nella loro logica molte altre persone. Dai proprietari dei terreni ai consulenti tecnici, tutti accettano contratti basati sul risultato: pagamenti e compensi solo se Solagria otterrà autorizzazioni e finanziamenti. Sennò niente.

Le autorizzazioni arrivano, ad oggi manca solo il via libera della Regione, atteso per luglio. E i finanziamenti? Qui c’è il secondo e ancor più miracoloso miracolo. Con le loro facce e i faldoni sotto braccio i sognatori di Tirli si presentano ai grandi investitori internazionali, ai fondi d’investimento insomma, quelli che innanzitutto guardano alla solidità dei progetti e alle garanzie di redditività nel tempo. In questo senso il business dell’energia pulita è considerato tra i più sicuri, e i progetti di Solagria, evidentemente, vengono valutati più che solidi. Al punto che la società di Tirli trova la copertura integrale delle spese, dalla progettazione alla messa in esercizio dei cinque impianti. Vale a dire - tenetevi sulla sedia - finanziamenti per 30 (sì, trenta) milioni di euro.

A breve dunque partiranno i lavori per la costruzione delle cinque centrali. Gli investitori si ripagheranno incassando una grossa fetta del reddito annuale, e in cambio garantiranno a Solagria una percentuale fissa - la cosiddetta “royalty” - che Solagria dividerà in due: una parte per l’agricoltura, l’altra per Tirli. «Solo per Tirli - dice Signori - contiamo di spuntare una royalty di circa 100mila euro l’anno». Poco o tanto? «Beh, se si pensa che mantenere il trasporto scolastico dei bambini costa 20/28mila euro l’anno, si capisce il valore di questo denaro. Una piccola cosa, all’apparenza. Ma se qualcuno vuole sposarsi, fare figli e restare a Tirli o venirci a vivere, domani potrà farlo più volentieri».

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