01/03/2007 - Ambiente Italia 2007, molto da fare nella lotta ai mutamenti climatici (tratto da "www.greenreport.it") 

E’ stato presentato oggi a Roma Ambiente Italia 2007, l’annuale rapporto di Legambiente realizzato dall’Istituto Ambiente Italia.
Il rapporto è strutturato in un insieme omogeneo di indicatori di sostenibilità, scelti con una prevalenza di indicatori di interesse ambientale, a cui si affiancano altri parametri espressione della sostenibilità economica, sociale, istituzionale.
Per questo e per il fatto che il sistema degli indicatori è pensato ed utilizzato in comparazione tra il nostro e gli altri paesi europei e tra le varie regioni o macroaree interne, si discosta da altri rapporti istituzionali, divenuti ormai abbastanza costanti nella loro pubblicazione, come quelli di Apat.

Un´altra caratteristica del rapporto Ambiente Italia è quella di porre particolare attenzione alle serie temporali per valutare i cambiamenti (quantitativi e qualitativi) di alcuni fattori di pressione.
Per questo già da un anno i 100 indicatori utilizzati vengono aggiornati dall’Osservatorio Ambiente Italia consultabile on line. (www.osservatorioambienteitalia.it).

L’approfondimento di questa edizione è sui temi dei conflitti e sulle loro possibili composizioni, attraverso sistemi di compensazione ambientale.
«Molte volte l’opposizione locale è benefica, perché consente di fermare interventi inutili per la collettività e ambientalmente devastanti: come nel caso del Ponte sullo Stretto di Messina, che finalmente il governo Prodi ha tolto di mezzo, o dell’intenzione di realizzare una nuova autostrada tirrenica anziché ammodernare ed allargare l’Aurelia».
Così Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, ha esordito alla presentazione di questa edizione del rapporto.

«Ma capita anche – ha continuato - che per un eccesso di localismo non si riescano a realizzare pure opere ambientalmente necessarie: questa sindrome Nimby è contro l’ambiente, e un ambientalismo efficace deve contrastarla senza sconti».
La fotografia sullo stato di salute del nostro paese, che emerge dal rapporto, non è entusiasmante, in particolare proprio nei due campi più legati alle infrastrutture: energia e mobilità.
In controtendenza rispetto ai maggiori Paesi europei, l’Italia vede calare il contributo delle rinnovabili ai consumi energetici complessivi, che nel 2005 hanno pesato il 6% in meno sul mix energetico.

Nel settore elettrico, l’incidenza delle rinnovabili nell’ultimo quinquennio è stata del 17,6%, un punto in meno della media dei precedenti cinque anni.
Le fonti fossili coprono ancora l’88% dei consumi energetici; l’energia eolica, che pure rimane la fonte pulita più diffusa è di soli 6 MW ogni 1000 abitanti, contro i 20 della Spagna, i 52 della Germania, i 73 della Danimarca.
Non va avanti, nemmeno il livello d’efficienza delle centrali, di 8 punti percentuali sotto la media europea. Eppure proprio questo potrebbe e dovrebbe essere il primo dei nodi da affrontare per il protocollo di Kyoto.

E drammatico è infatti il nostro ritardo nella lotta ai mutamenti climatici: le emissioni di gas serra sono cresciute del 12,1% rispetto ai livelli del 1990, mentre in Europa c’è stata nello stesso periodo una contrazione di circa mezzo punto percentuale.
Per questo Legambiente dichiara con forza sì agli impianti eolici, ai pannelli solari termici e fotovoltaici, ma anche ai rigassificatori visto che il gas è il combustibile fossile di gran lunga meno inquinante.
E in questa ottica viene valutata con favore la politica energetica inserita nell’ultima finanziaria e nel recente pacchetto di misure varato dai ministri Bersani e Pecoraro Scanio.


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