27/10/2005 - ELBA / DEPURAZIONE. Il menefreghismo dei Comuni blocca l’allaccio delle condotte sottomarine. 

E’ ormai dal 2002 che si sta lavorando alle 10 nuove condotte sottomarine di scarico dei reflui fognari dell’Elba, finanziate con 10 milioni di euro dal Ministero dell’Ambiente, e che avrebbero dovuto risolvere con urgenza almeno il problema dell’allontanamento dei reflui dalle coste, in attesa che si metta finalmente mano alla costruzione di impianti di depurazione spesso fuorilegge o assenti. Tre anni passati quasi invano.
I lavori dovevano durare solo pochi mesi, ma dopo il fallimento dell'impresa Sparaco, c’è stato un lungo fermo del cantiere di Mola realizzato nell’area umida più importante dell’Arcipelago Toscano, nel Parco Nazionale e in un Sito di Importanza Regionale. Il lavoro è ora affidato alla A.T.I Geosystem-Subcon. Il Parco Nazionale ha chiesto ai Comuni interessati ed alla Comunità Montana, di finire rapidamente lavori che sono stati procrastinati per anni, ma da almeno 4 mesi le condotte già preparate rimangono a Mola e non vengono allacciate nei vari paesi, intanto si continua a scaricare le acque delle fogne a pochi metri dalle coste e dalle spiagge in condotte rotte o decrepite.
Mancano i permessi della Capitaneria di Porto che non li può dare perché i Comuni non fanno gli atti dovuti delle concessioni per l’allaccio alla rete fognaria delle condotte di scarico sottomarine.
Quindi i Comuni - che hanno chiesto di rifare le condotte e che avrebbero tutto l’interesse a risolvere rapidamente un grave problema di inquinamento e di immagine turistica - non danno alla Comunità Montana – e quindi a se stessi – l’autorizzazione ad allacciare tubazioni che sono state richieste da loro e con urgenza diversi anni fa e per le quali lo Stato ha investito miliardi di lire che nel frattempo sono diventati milioni di euro. Intanto la cacca finisce sulla costa, ma tanto chi se ne frega, non la vede nessuno!
In Luglio il Parco Nazionale chiese alla Comunità Montana di ridurre il cantiere di Mola per poter dare il via ai lavori di recupero e risanamento della Zona Umida per i quali rischiava di perdere i finanziamenti, ma anche impegni e tempi precisi con un programma per la conclusione dei lavori e l’allaccio delle condotte. Ma da quasi tutti i Comuni interessati non è venuta nessuna risposta, non hanno neppure fatto il semplice atto di autorizzare se stessi ad allacciare le condotte di scarico sottomarine.
Questo incredibile menefreghismo rischia di mettere in ginocchio economicamente le ditte che dovrebbero allacciare gli scarichi e soprattutto spostano ogni giorno più in là la fine dei lavori che dovevano essere già conclusi da anni. Dopo tre rinvii, se si continuerà a fregarsene in questa maniera, le condotte non saranno allacciate nemmeno entro l’estate 2006. Una situazione intollerabile per il Parco e per l’Area Umida.
Eppure delle 10 condotte che dovrebbero essere rifatte ne funziona una sola - Lido -, con un impianto da paura, il resto da tre anni scarica sulle vecchie condotte ormai inservibili.
L’ignavia dei Comuni rischia davvero di mandare all'aria l'intero progetto e di causare un danno ambientale e d’immagine a tutta l’Elba.
Intanto, la Comunità Montana ha indetto una selezione un nuovo direttore lavori ed ha finanziato velocemente la riduzione del cantiere richiesta dal Parco, ma questo non cambia la situazione.
Se le ditte non potranno posare altre condotte già pronte, allacciarle, scavare il fondo per metterle in sicurezza, insomma continuare il lavoro, non potranno richiedere stati di avanzamento e quindi risorse per continuare a lavorare. Il rischio che si blocchi di nuovo tutto e si debba ripartire da capo è elevato.
Intanto non si procede nemmeno alla riparazione delle rotture ad opera di navi ancorate – una delle quali turca -, alle condotte, non ancora allacciate ma già posate, a Naregno (Capoliveri) e Porto Azzurro. A quanto pare nessuno ha fino ad ora nemmeno attivato le assicurazioni che coprivano tali danni. Due anni di totale disinteresse, eppure si tratta di danni di milioni per colpa di due navi ben identificate.
Il rischio che il cantiere di Mola si fermi è concreto, i Comuni non possono continuare a ignorare questo problema così importante e che li riguarda direttamente.
Il primo gennaio 2006 entrerà in vigore la nuova normativa europea sulla depurazione, l’Elba si presenterà probabilmente con una situazione disastrosa: impianti di “depurazione” in grandissima parte fuori norma (si allega tabella) e condotte di scarico che per essere allacciate aspettano un foglio con un’autorizzazione che i Comuni da mesi non trovano il tempo di darsi. Complimenti!

Torna ai comunicati stampa