16/11/2005 - RIFIUTI SPECIALI E PERICOLOSI: 

OTTO PROVINCE TOSCANE SONO FUORI LEGGE
LEGAMBIENTE DENUNCIA I RITARDI DELLA PIANIFICAZIONE
REGIONALE E PROVINCIALE

Otto province toscane su dieci sono fuori legge in materia di rifiuti speciali e pericolosi. Soltanto le Province di Pistoia e Livorno, infatti, hanno approvato i relativi Piani provinciali per la gestione di questa tipologia di rifiuti. La Provincia di Firenze è l’unica ad essere in regola con l’approvazione dei Piani per la bonifica dei siti inquinati e solo 5 province su 10 (Lucca, Pisa, Firenze, Siena, Grosseto) hanno approvato, a cavallo del 2004-2005, i Piani industriali, con i quali le Comunità d’Ambito (vale a dire l’insieme dei Comuni del territorio degli ATO della Toscana) avrebbero affiancato i relativi piani provinciali. Inoltre, non esistono in Toscana né discariche né impianti di smaltimento definitivo dei rifiuti pericolosi, come neppure esistono discariche autorizzate ad accogliere l’amianto. Queste alcune delle denunce lanciate da Legambiente Toscana in sede di conferenza stampa. Stamani, presso il caffè Giubbe Rosse a Firenze, Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana e Franco Di Martino della Segreteria regionale di Legambiente hanno fatto il punto sullo stato dei rifiuti speciali e pericolosi in Toscana. Il quadro emerso è tutt’altro che rassicurante. Le cause? Secondo Legambiente sono da ascrivere ad una totale assenza di governo in materia di rifiuti, non solo a livello provinciale, ma soprattutto a livello regionale, ed alla conseguente mancanza di soluzioni concrete, quali quelle offerte dalla realizzazione d’impianti adeguati. Le pianificazioni provinciali avrebbero dovuto essere completate entro e non oltre la metà del 2000 (in verità per i RSU entro la fine del ‘98). A distanza di sei anni esplodono in tutta la regione casi illeciti di traffico e riciclaggio di rifiuti. Indagini delle forze dell’ordine, arresti importanti, aziende messe sotto inchiesta e dirigenti in manette, sintomi di una malattia, quella da rifiuti, che Legambiente per prima col dossier sull’Ecomafia, aveva indicato come emergenza prioritaria nell’agenda del governo regionale. Dei 6,7 milioni di rifiuti speciali che produciamo in Toscana ogni anno, solo 4 milioni sappiamo che vengono smaltiti nella nostra regione, mentre di 2 milioni e 700 mila se ne perdono le tracce. Eppure la nostra Regione è l’unica ad aver fatto un Piano per i rifiuti pericolosi e per quelli speciali. Attraverso i ritardi sulle pianificazioni delle singole Province ed in assenza di un’impiantistica adeguata, l’illegalità può prosperare. Ma è davvero tutta colpa delle Province o è piuttosto l’intero sistema delle competenze da rivedere? Con le Leggi 25/98 e 29/2002 e relative norme di attuazione (l’ultima il DPRG 14/R/2004) la Regione delega interamente alle Province le funzioni di pianificazione, amministrazione, vigilanza e controllo in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati. “In Toscana, a partire dal 1998, il tema del governo dei rifiuti non è più affare della Regione, e su questo abbiamo un triste primato in quanto in quasi tutte le altre regioni d’Italia (se non altro in quelle più virtuose) la gestione dei rifiuti è rimasta di esclusiva competenza regionale – ha dichiarato Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana - Legambiente si è sempre opposta alle leggi delega, riconoscendo che la polverizzazione delle competenze avrebbe costituito un principio per la paralisi del sistema, vuoi per la debolezza politica ed istituzionale delle Province, vuoi per l’ inadeguatezza delle dotazioni (personale e mezzi) dei relativi uffici tecnici, vuoi per la dimensione stessa del problema (es. rifiuti speciali!!) che non può essere ricondotto all’interno di confini amministrativi. Alcuni giorni fa – continua Baronti – i rappresentanti dell’Assessorato regionale all’Ambiente ci hanno offerto una minestra riscaldata annunciando per la seconda volta (la prima è stata a Luglio) l’intenzione della Regione di arrivare entro il 2012 al 55% di raccolta differenziata e alla riduzione del 15% produzione dei rifiuti. Sarebbe un bel risultato considerando che la riduzione dei rifiuti interessa anche quelli speciali e pericolosi. Però la Regione si ferma agli annunci ed alle repliche degli stessi e non dice come intende pianificare le politiche di riduzione” – conclude Baronti.
In generale, in questi anni, la Regione Toscana non ha praticato sufficienti politiche di riduzione e minimizzazione e neppure soddisfacenti politiche di riciclo (da non scambiare con le raccolte differenziate che invece hanno avuto performances accettabili), neppure quelle decise da tempo come per gli inerti. Nello specifico, l’ ingente massa di rifiuti speciali prodotti in Toscana trova soluzione attraverso le procedure di auto/smaltimento o auto/recupero attivate dalle aziende produttrici o dalle centinaia di “piattaforme conto-terzi” nate grazie alle procedure semplificate offerte dalla legislazione vigente. Nessuna di queste piattaforme è però in grado di offrire soluzione effettiva ad alcune categorie di rifiuti speciali e qui spesso si inseriscono fenomeni di illegalità o comunque di adozione di pratiche “arrangiate” non conformi alla normativa vigente. Per fare un esempio per i fanghi di cartiera lucchesi, per i fanghi al cromo delle concerie di Santa Croce, per le scorie di acciaieria di Piombino, per i gessi da desolforazione di Scarlino, o per le terre inquinate provenienti da bonifiche, o per l’amianto tipo eternit non esistono in Toscana soluzioni di smaltimento definitivo. Riciclare 1 kg di rifiuti di carta, infatti, produce a sua volta almeno ½ kg di rifiuti speciali (per lo più pulper e fanghi) la cui destinazione è nuovamente la discarica in assenza totale di impianti per il loro recupero. È emblematico il caso di alcune cartiere lucchesi che seppur fonte di destinazione della carta proveniente da RD vedono sistematicamente interdetta la prospettiva di realizzare sul territorio impianti di recupero energetico del pulper e dei fanghi derivanti dal riciclaggio!
Il trattamento fatto sui rifiuti pericolosi è generalmente finalizzato al declassamento di categoria e dunque a rendere possibile il conferimento in discarica di rifiuti speciali: in Toscana infatti, non esistono impianti di smaltimento definitivo di rifiuti pericolosi mentre in Italia la domanda di smaltimento è coperta da non più di una decina di impianti (sicuramente 2 discariche e 4 forni inceneritori ubicati per lo più al nord Italia e totalmente insufficienti ad esaurire la domanda nazionale di smaltimento!) Ecco quindi che la Toscana come il resto d’Italia ricorre all’esportazione all’estero dei propri rifiuti pericolosi (Austria, Germania, Olanda) dove esistono impianti dedicati ad elevata tecnologia ed elevato costo (!). Ed ecco quindi il proliferare di imprese specializzate nel trasporto di rifiuti di pericolosi: sono circa 1600 quelle autorizzate. Dove non si ricorre allo smaltimento fuori frontiera si ricorre, come detto, alla miscelazione o al trattamento di declassificazione per tornare comunque nelle poche discariche esistenti, dove non si ricorre neanche a questo si ricorre all’illegalità. “Ma chi controlla i produttori? – chiede Franco di Martino, della segreteria regionale di Legambiente - I controlli effettuati si concentrano sull’impiantistica (pubblica e privata) di trattamento e di smaltimento e sono pressoché assenti nelle oltre 350.000 imprese che producono rifiuti. La Regione non può fare come Ponzio Pilato e lavarsene le mani come ha fatto per il termovalorizzatore della Piana, deve intervenire e può farlo perché è una stessa Legge regionale a contemplarlo. Nella 25/98 all’ articolo 22 comma 5 si prevede il potere di surroga della Regione rispetto alle Province. Non ci resta che constatare che, se le Province non hanno adempito ai loro compiti, lo ha fatto nemmeno Regione”

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