16/12/2005 - 2.700.000 TONNELLATE DI RIFIUTI SPECIALI E PERICOLOSI  

SPARISCONO OGNI ANNO IN TOSCANA
IL MANCATO GOVERNO DI REGIONI E PROVINCE FAVORISCE IL DIFFONDERSI DEI TRAFFICI ILLECITI DI RIFIUTI COME NEL CASO DELL’INCHIESTA SINBA NELLE PROVINCE DI MASSA-CARRARA E LA SPEZIA

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE:
SUBITO UN OSSERVATORIO AMBIENTE E LEGALITÀ
PER LA PROVINCIA DI MASSA - CARRARA
PASSARE SUBITO AD UN REGIME PUBBLICO DI PIANIFICAZIONE IN TUTTE LE REGIONI ANCHE PER I RIFIUTI SPECIALI E PERICOLOSI
LA TOSCANA PRATICHI DA SUBITO QUANTO STABILITO NEL PROPRIO PIANO REGIONALE PER GLI SPECIALI E I PERICOLOSI APPROVATO DA SEI ANNI E RIMASTO LETTERA MORTA

L’ASSOCIAZIONE SI COSTITUIRÀ COME PARTE OFFESA NELL’INCHIESTA

Toscana: allarme rifiuti. Terzo posto nella classifica nazionale dei traffici illeciti di rifiuti con 293 infrazioni accertate e 112 sequestri effettuati. Primo posto, sempre a livello nazionale per il numero di infrazioni accertate dal Corpo forestale dello Stato nel settore discariche e rifiuti, con ben 172 notizie di reato. Inoltre, sono ben 16, su un totale di 49, le inchieste giudiziarie legate al business illegale dei rifiuti in cui la Toscana si trova implicata, o come regione di transito oppure come base di partenza dei traffici illeciti che si snodano lungo lo stivale.
Nonostante la Toscana sia tra le poche Regioni ad essersi dotata del Piano Regionale dei Rifiuti Speciali e Pericolosi, otto province su dieci sono inadempienti: infatti solo tre hanno approvato i relativi Piani provinciali per la gestione di questa tipologia di rifiuti. Una sola è in regola con l’approvazione dei Piani per la bonifica dei siti inquinati e solo 5 hanno approvato di recente i Piani industriali con i quali le Comunità d’Ambito (vale a dire l’insieme dei Comuni del territorio degli ATO della Toscana) avrebbero affiancato i relativi piani provinciali. Ancora, in Toscana non esistono né discariche né impianti di smaltimento finale dei rifiuti pericolosi e dell’amianto.
In questo scenario Legambiente, ha voluto lanciare nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta oggi a Massa presso la Provincia una proposta concreta: la costituzione in tempi brevi di un Osservatorio per l’Ambiente e la Legalità nella provincia di Massa-Carrara, una struttura permanente a servizio del territorio attraverso la quale migliorare le attività di analisi, di monitoraggio e prevenzione dei fenomeni di illegalità ambientale, compreso l’individuazione dei settori a maggior rischio e delle dinamiche di aggressione del territorio. Uno dei maggiori limiti attuali nelle attività di prevenzione e repressione, infatti, è proprio quello relativo alla disponibilità di dati attendibili. Diversi soggetti dispongono di dati parziali che però non vengono mai aggregati e quindi analizzati. L’Osservatorio di Legambiente avrà l’obiettivo di raccogliere sul tema specifico della conoscenza, tutela e valorizzazione delle risorse ambientali tutti i soggetti che a vario titolo hanno competenze e ruoli, istituzionali e sociali: amministrazioni locali, forze dell’Ordine, associazioni, sindacati, Enti parco e Comunità montane. L’attività dell’Osservatorio sarà organizzata con una precisa griglia di lavoro: dalla raccolta e selezione delle segnalazioni arrivate al numero verde, alla predisposizione di questionari rivolti alle amministrazioni comunali; dall’elaborazione dei dati raccolti e individuazione delle aree territoriali più sensibili, alle iniziative dirette a migliorare la formazione specifica in campo ambientale di tecnici e amministratori, fino all’attività di sensibilizzazione rivolta soprattutto ai ragazzi delle scuole e ai cittadini, attraverso incontri e materiali divulgativi. Tornando all’attualità dell’inchiesta SINBA, Legambiente ha deciso di costituirsi parte civile per seguire ed essere informata passo a passo sull’evoluzione di un’inchiesta imponente, i cui esiti riguardano gli interessi dell’intera collettività. Stiamo parlando, infatti, di illegale aggiudicazione di gare di appalto pubbliche e private per la bonifica di siti inquinati; di illecita gestione traffico dei rifiuti ivi raccolti, di illecita destinazione in ripristini ambientali, riempimenti ed altre opere.
La seconda proposta concreta che Legambiente lancia ha una valenza nazionale: fuori dagli indugi, i rifiuti speciali e pericolosi devono essere oggetto di una pianificazione pubblica e molto stringente analogamente a quanto succede per i rifiuti urbani. Non si puo’ pensare infatti di prevenire pratiche poco trasparenti o illegali lasciando, come succede oggi, la gestione dei rifiuti direttamente alle imprese produttrici che si affacciano necessariamente al mercato nazionale e internazionale dello smaltimento. La pianificazione pubblica dovrebbe garantire l’autosufficienza di ogni Regione rispetto alla propria produzione di rifiuti industriali, e la prossimità degli impianti di smaltimento rispetto all’origine della produzione faciliterebbe anche i controlli e la tracciabilità dei rifiuti.
“Dobbiamo avere tutti ben chiaro”, commenta Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, “che il traffico illecito di rifiuti smuove numeri e capitali propri di una vera holding criminale: la “Rifiuti Spa”, come la ribattezzò Legambiente nel suo primo lavoro di ricerca, pubblicato nel 1994. Grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, finalmente messe in grado di operare con efficacia con il decreto 53 bis, dall’aprile 2001 al novembre 2005 sono state avviate ben 49 inchieste sui traffici illegali di rifiuti, con 326 ordinanze di custodia cautelare, oltre mille persone denunciate, più di 300 aziende coinvolte. Ma la ragnatela di attività illecite, con gravi ripercussioni sull’ambiente e concrete minacce per la salute dei cittadini, che avvolge il nostro Paese, da nord a sud, continua a prosperare. Impressionante anche la quantità e il valore economico delle strutture e dei mezzi impiegati dalla Rifiuti Spa: sono stati più di 600 i sequestri eseguiti dal Comando tutela ambiente dell’Arma dei carabinieri per un valore di oltre 700 milioni di euro. E in questo contesto la Toscana sembra avere sempre più un ruolo da protagonista sia come regione di transito che come base di partenza dei traffici di rifiuti. ”
“Le piattaforme esistenti”, dichiara Matteo Tollini, della Segreteria di Legambiente Toscana, “non sono in grado di offrire soluzioni adeguate ad alcune categorie di rifiuti speciali ed anche qui che spesso si inseriscono fenomeni di illegalità o comunque di adozione di pratiche “arrangiate” non conformi alla normativa vigente. Ad esempio per le terre inquinate provenienti da bonifiche o per l’amianto tipo eternit non esistono in Toscana soluzioni di smaltimento definitivo mentre in Italia ne risultano al massimo una decina, insufficienti al fabbisogno. Nel campo dei rifiuti industriali – continua Tollini - il sistema pubblico deve farsi carico di una pianificazione regionale stringente, anche a costo di chiedere la variazione delle normative nazionali. La Regione Toscana, che su questo è stata antesignana, si decida a praticare quanto ha stabilito nel suo Piano fin dal 1999.”

l’Ufficio stampa
tel. 0187422598 – cell. 3298147086

PRESENTI ALLA CONFERENZA STAMPA

- Enrico Fontana – Segreteria nazionale Legambiente e Responsabile dell’Osservatorio nazionale
Ambiente e Legalità
- Francesca Biffi – Legambiente, Ufficio nazionale Ambiente e Legalità
- Narciso Buffoni – Assessore all’Ambiente della Provincia di Massa-Carrara
- Matteo Tollini – Segreteria regionale Legambiente Toscana
- Alessandro Poletti – Direttivo regionale Legambiente Liguria
- Paola Antonioli, Presidente Legambiente Carrara
- Gianni Volpini, Presidente Legambiente Massa-Montignoso
- Avv. Roberto Lamma – Centro di Azione Giuridica Legambiente Liguria
- Avv. Paolo Fraschini – Centro di Azione Giuridica Legambiente Toscana


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