24/02/2006 - GUERRA CIVILE IN IRAQ: L’OPINIONE DEGLI OSPITI ISLAMICI PRESENTI ALLE GIORNATE DELL’INTERDIPENDENZA 

DI LEGAMBIENTE, ACLI, MOVIMENTO PER L’UNITA’ E COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO

USSAK, VICEPRESIDENTE DEI GIORNALISTI TURCHI: “GLI USA

VOGLIONO SMEMBRARE L’IRAQ IN TRE PEZZI”

HASSOUNE, INTELLETTUALE MAROCCHINA: “GRAZIE ALLA GUERRA L’IRAQ NIDO DELL’ESTREMISMO”

ABSI, INTELETTUALE ALGERINO: “LA DEMOCRAZIA E’ COME UN ALBERO, PRIMA CRESCE POI DA’ BUONI FRUTTI”

DOMANI CONVEGNO CONCLUSIVO CON TURCO, MANTOVANO, D’ONOFRIO, PISTELLI E IL GRAN MUFTI’ DI MARSIGLIA”

Dialogo interreligioso, Islam e guerra, Islam e terrorismo, Islam e questione mediorientale. Sono questi i temi portanti del seminario organizzato a Montepulciano da Legambiente, Acli, Movimento politico per l’Unità e Comunità di Sant’Egidio, oggi alla sua seconda giornata.

A margine dell’incontro, si è parlato inevitabilmente della guerra civile in Iraq. “La situazione attuale è direttamente legata a una cattiva pianificazione dell’intervento Usa in Iraq. Lasciando il paese intero per mesi in preda all’anarchia, per di più con un paese fondamentalista come l’Iran come vicino, gli Stati Uniti hanno offerto ai fondamentalisti occasioni insperate per radicarsi e per estendere la loro influenza”. Così Tahar Absi, professore e intellettuale algerino. Della stessa opinione Jamila Hassoune, fondatrice in Marocco del Club du Livre et de Lecture: “Si sta uccidendo una popolazione innocente e distruggendo una civiltà e si dice che si sta salvando un paese. Si sta invece preparando il nido agli estremisti”. “Sono preoccupato che il paese finisca per essere diviso in tre parti – commenta invece Cemal Ussak, turco, vicepresidente dell’associazione giornalisti e scrittori turchi -. Forse è già tutto pianificato. Gli Stati Uniti sembrano volere utilizzare le tre componenti del paese per influenzare i rapporti geopolitici della regione: i curdi nei confronti della Turchia, gli sciiti nei confronti dell’Iran, i sunniti rispetto alla Siria e alla Giordania”.

Sull’Europa gli ospiti islamici alle Giornate dell’Interdipendenza dicono: “Non va dimenticato che non c’era un consenso europeo nei confronti dell’attacco all’Irak - spiega Tahar Absi -. L’Europa deve innanzitutto dare il proprio sostegno alla forza democratica eletta in Iraq, che rischia di collassare sotto l’influenza degli integralisti”. Jamila Hassoune evidenzia la necessità di “progetti sociali ed economici”. “L’Europa – dice - deve intervenire a tutti i costi per rilanciare il dialogo e fare da contrappeso”. Più duro Cemal Ussak: “Gli Usa stanno portando avanti la loro politica energetica nell’area mediorientale e centroasiatica, l’Unione europea, con l’allargamento ai paesi dell’est, cerca a sua volta di estendere la propria influenza nella zona: è una corsa all’egemonia. Ma la politica statunitense è sicuramente più aggressiva di quella europea”.

Inevitabile la riflessione sul rapporto tra democrazia e fondamentalismo. “Hamas ha vinto perché aveva preparato il terreno e aveva progetti sociali – commenta Jamila Hassoune -. Votare per i fondamentalisti, che offrono prospettive sociali, è l’alternativa che le persone hanno trovato per far fronte alla propria paura. Anche a quella della globalizzazione”. Tahar Absi aggiunge: “I fondamentalisti vincono le elezioni perché si appellano al sentimento piuttosto che alla ragione, all’appartenenza piuttosto che all’efficacia. Tenuto conto della cultura popolare, così, le elezioni sono vinte in anticipo. La democrazia è come un albero: lo pianti, lo curi, ne raccogli i frutti dopo qualche anno. E non bisogna mai smettere di piantare alberi”. Cemal Ussak, invece: “Oggi nei paesi arabi, l’Islam viene usato come resistenza all’Occidente. Guardando all’esempio della Palestina, l’Olp era una forza prevalentemente laica e socialista. Hamas è una forza politica che si fonda sulla religione. Che ne risulta strumentalizzata”.

Oggi le associazioni promotrici delle Giornate dell’Interdipendenza hanno lanciato un appello per un’alleanza tra media e società civile per un’informazione interdipendente, del rispetto reciproco e della convivenza.

Domani, per la terza e ultima giornata di lavori, si terrà un convegno aperto al pubblico, “L’Islam di casa nostra” dove è previsto l’intervento di Soheib Bencheikh, gran muftì di Marsiglia per dieci anni, fino alla fine del 2005. Ma anche di Livia Turco, deputato, Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, Francesco D’Onofrio, senatore, Lapo Pistelli, capogruppo della Margherita al Parlamento europeo, Ermete Realacci, deputato.
L’ufficio stampa 339 3945428 – 349 2588489

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