27/03/2006 - ARCICACCIA CIA E LEGAMBIENTE 

PRESENTANO UN DOCUMENTO CONGIUNTO SOTTOSRCITTO DA DS, MARGHERITA, RIFONDAZIONE E COMUNISTI ITALIANI IN CUI SI RIBADISCONO I PRINCIPI DELLA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE DELLA CACCIA CONSERVATIVA, DELLA SALVAGUARDIA DELL’AGRICOLTURA E DEL TERRITORIO RURALE

E SI BOCCIANO LE POLITICHE ATTUATE IN MATERIA DAL GOVERNO BERLUSCONI

Un documento congiunto fra Arcicaccia, Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Legambiente insieme ai partiti dell’Unione Ds, Margherita, Rifondazione e Comunisti Italiani in vista delle elezioni politiche del 9 e 10 Aprile, è stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa presso il Caffè Giubbe Rosse, alla quale hanno preso parte Massimo Logi Presidente Arcicaccia Toscana, Giordano Pascucci Presidente Cia Toscana (Confederazione italiana agricoltori), Piero Baronti Presidente Legambiente Toscana, Fabrizio Vigni Deputato dei Ds candidato al Senato e responsabile nazionale della Sinistra Ecologista, Erasmo D’Angelis Presidente Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale, Nicola Danti Segretario Provinciale di Firenze della Margherita e candidato alla Camera nella lista dell’Ulivo, Marco Ricci candidato alla Camera per Rifondazione Comunista, Marco Montemagni Assessore al Bilancio ed alle Politiche del Mare per i Comunisti Italiani. Il documento congiunto contrasta la linea del Governo uscente, tutta tesa a far passare la deregulation venatoria movendosi verso un’impostazione consumistica della caccia, che non si pone il problema delle specie protette, del rispetto dell’ambiente, attraverso uno sconsiderato smantellamento degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) che oltre a danneggiare la fauna ed a non curarsi del territorio, nuocerebbe persino al reddito dell’ impresa agricola multifunzionale.

Cia, Arcicaccia e Legambiente si presentano uniti per una pratica venatoria che afferma e definisce con chiarezza la caccia conservativa, vale a dire la progressiva eliminazione dei ripopolamenti pronta caccia, dannosi per l’ambiente e per gli equilibri naturali, e punta invece su tutte quelle opere di miglioramento dell’ambiente, quali ad esempio le coltivazioni per il mantenimento della fauna selvatica e della biodiversità. Il documento congiunto tra ambientalisti, cacciatori e agricoltori prevede tra le altre cose la sostituzione dei ripopolamenti pronta caccia con la libera riproduzione naturale della fauna selvatica, garantita anche attraverso una corretta gestione degli istituti faunistici preposti (come già sperimentato nell’ATC 19 Siena), la protezione, il recupero e la conservazione delle zone umide e riduzione del carico inquinante di alcune pratiche agricole.

Le tre organizzazioni firmataria ribadiscono il giudizio fortemente critico sul tentativo operato in questi anni dal governo di far passare una legge che liberalizza e deregolamenta la caccia e che se fosse stata approvata avrebbe favorito soltanto i cacciatori delle riserve private a pagamento, avrebbe smantellato gli ATC, eliminato il legame cacciatore territorio affermato con la Legge 157 del 92, riportando decine di migliaia di cacciatori provenienti anche da fuori la Toscana in quei territori della nostra regione dove la caccia è gestita da agricoltori e cacciatori locali che ne sarebbero stati fortemente penalizzati, avrebbe aumentato in modo sconsiderato e antiscientifico l’elenco delle specie cacciabili e consentito le attività venatoria anche nel mese di Febbraio in disprezzo alle Direttive Comunitarie.

Inoltre, il Governo ha spogliato le Regioni delle risorse che spettavano loro in ambito venatorio. Dal 2003 e nel corso di due finanziarie, sono stati tagliati i concordati trasferimenti.

La Legge Finanziaria del 2000 aveva introdotto il trasferimento del 50% della tassa governativa alle regioni, le quali avrebbero destinato questi fondi al miglioramento ambientale dei territori di caccia agro-silvo-pastorali, integrandoli con i contributi messi a disposizione dalle misure comunitarie. L’attuale governo ha mancato all’accordo, sottraendo alle casse regionali il 50% dei contributi che spettavano alle regioni. Quei soldi usciti dalle tasche dai cacciatori per migliorare l’ambiente, non possono oggi essere messi a disposizione per la corretta gestione del territorio e per creare opportunità all’impresa agricola in un quadro di crisi profonda del settore. Per la Toscana i mancati trasferimenti portano alle seguenti cifre: 698.000 euro da incassare per il 2002, 7 milioni di Euro all’anno per tre anni consecutivi (2003-2005) pari 21 milioni di euro che non sono mai arrivati e che potevano essere investiti in interventi di miglioramento degli istituti faunistici, per gli ATC, le zone protette e quelle deputate alla sosta ed alla riproduzione naturale degli animali.

“I soldi dei cacciatori che il Governo doveva dare alle Regioni potevano servire fra le altre cose a fare miglioramenti ambientali e gestione del territorio in tutte quelle zone che fanno parte del sistema delle aree protette e che al tempo stesso sono territori dove la caccia è consentita.- dichiara Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana - Mi riferisco, in particolare, a parte delle A.N.P.I.L (aree naturali protette di interesse locale) e parte zone S.I.C (siti d’interesse comunitario) e S.I.R (siti d’interesse regionale) Ma potevano servire anche a far funzionare meglio determinati istituti faunistici come le zone di protezione; le Oasi di Protezione, le zone di protezione, le zone di rispetto venatorio e quelle di ripopolamento e cattura”.

“Siamo di fronte – dichiara Massimo Logi, Presidente di Arcicaccia Toscana – ad un drammatico fallimento del Governo Berlusconi anche sulla materia faunistico ambientale. Come per la promessa non mantenuta del miracolo economico e della ricchezza per tutti, anche sulla caccia si è fatto credere che presto sarebbe arrivato il paese del bengodi. In realtà i cacciatori hanno subito con questo Governo le più grandi umiliazioni della storia come il famigerato Decreto Pisanu sui porto d’armi e l’aumento delle tasse. Hanno tentato una controriforma della legge in parlamento che è miseramente fallita ma che ha prodotto danni culturali profondi nel rapporto tra caccia e società. Grazie all’esperienza – continua Logi – messa in campo da regioni come la Toscana potremo ricostruire una alleanza per la corretta gestione della materia sulle basi che le nostre tre associazioni presentano in questo documento. In quest’ottica sarà fondamentale l’interazione tra le risorse che il mondo venatorio mette a disposizione e quelle previste dalla Politica Agricola Comunitaria (Piano di Sviluppo Rurale, ecc.) nella direzione prevista dalla Comunità Europea stessa per sostenere l’impresa agricola multifunzionale che rivesta un ruolo fondamentale nella salvaguardia del territorio, dell’ambiente e della fauna.”

“I governi non sono né amici né nemici – afferma Giordano Pascucci, Presidente della Cia Toscana - ma si giudicano per gli atti che compiono. In questo settore come in molti altri interventi in materia agricola si è manifestato in questi anni una incapacità del governo a operare in un quadro di armonia istituzionale con le regioni. Le scelte operate vanno in senso esattamente opposto al tanto sbandierato federalismo”. “Il documento congiunto con Legambiente e Arci Caccia – prosegue Pascucci - rappresenta un punto di convergenza importante dal quale far partire, con le forze politiche del futuro governo, un impegno serio in questo settore, che favorisca una gestione dell’attività venatoria sostenibile e promuova nuove opportunità per le imprese agricole”.



Torna ai comunicati stampa