05/04/2006 - TAGLIO DELL' ICI? PER I PICCOLI COMUNI SAREBBE UN DISASTRO 

L'ALLARME DI UNCEM, LEGAMBIENTE E CONSULTA DEI PICCOLI COMUNI

Dopo i ripetuti tagli operati dalle Leggi Finanziarie, l'eventuale abrogazione dell'Ici sarebbe la condanna a morte dei Piccoli Comuni - la denuncia arriva da Legambiente, dalla lista Uniti per L' Ulivo che, con l'adesione dei Ds, dei Verdi, di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, hanno indetto una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana, Massimo Zazzeri responsabile Ds per le montagne, Mario Lupi consigliere regionale dei Verdi, Lorenzo Marzullo in rappresentanza dei Comunisti Italiani, Agostino Fragai assessore regionale con delega ai piccoli comuni, Renzo Mascherini vice-presidente nazionale di Uncem (Unione Nazionale Comuni Montani) Tiziano Lanzini sindaco di Londa e coordinatore della Consulta dei piccoli Comuni dell'Anci Toscana. L' Ici rappresenta per i comuni italiani circa il 35% delle entrate, ma per i piccoli comuni questa tassa arriva a coprire fino alla metà dei soldi in entrata.
Tagliare l' Ici, come annunciato in modo populista da Barlusconi, vorrebbe dire condannare a morte tante piccole realtà municipali italiane.
Solo in Toscana, sono 141 i comuni al di sotto dei 5000 abitanti che già sono stati costretti a tagliare i servizi, come l'assistenza agli anziani, i pulmini scolastici ed il trasporto pubblico, i presidi sanitari, le scuole, gli uffici postali. Con il taglio dell'Ici ed i conseguenti decurtamenti dei servizi comunali i cittadini che vivono nei migliaia di piccoli centri italiani si vedrebbero costretti a pagare di più per usufruire degli stessi servizi offerti da soggetti privati, creando così una disparità tra i cittaini più ricchi e quelli più poveri, cittadini di serie A e di serie B. Questo ci fa capire quanto il proclamare certe misure come il taglio dell'Ici un vantaggio per le tasche degli italiani sia pura e semplice demagogia. Secondo Uncem ed Anci toscane dal 2003 ad oggi c'è stato un taglio medio del 50% , ovvero di 5, 5 milioni di euro, per quanto rigurada gli investimenti per la montagna. Il taglio del Fondo sociale per la nostra regione è stato di 3,5 milioni di euro ed il fondo per la montagna è passato a livello nazionale da 65 milioni di euro a 20 ed in Toscana da 6 a 1,5 milioni di euro. Secondo Massimo Zazzeri dei Ds in totale, sono 15 i milioni di euro che non sono entrati nelle casse dei comuni toscani.

Seguono alcune dichiarazioni dei partecipanti

“I tagli apportati dal Governo Berlusconi con la Finanziaria 2006 hanno reso drammatica la situazione per i piccoli comuni soprattutto per quelli delle aree montane – dichiara Oreste Giurlani, presidente Uncem Toscana – Gli investimenti per la montagna hanno subito tagli drammatici, certo è che dalla prossima legislatura ci aspettiamo investimenti e non ulteriori riduizioni. Ci appelliamo al Governo che verrà perché sappia redigere un vero e proprio piano di sviluppo per le aree montane”

“ I punti problematici di questa finanziaria nei confronti dei comuni sono principalmente due: i tagli e l’ulteriori paletti messi nella costruzione dei bilanci. – dichiara Tiziano Lanzini, Sindaco di Londa e Coordinatore Anci Toscana per i piccoli comuni - Ci hanno messo i tetti di spesa e ci hanno pure detto come spendere i soldi. Per i comuni più piccoli questo costituisce un disastro perché i margini di manovra per far quadrare i bilanci in un già drammatico contesto economico sono pressoché inesistenti. Per esempio, la finanziaria obbliga i comuni a tagliare dell’1% la spesa del personale rispetto al 2004, questo si traduce molto spesso in una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, o nel ricorso alle esternalizzazione dei servizi. Nel primo caso, l’esempio è il pulmino di Londa, il mio comune, che non ha più l’ultima corsa serale verso la stazione, il secondo caso è quello della necessità di mantenere certi tipi di consulenza, per esempio il geometra comunale: per non farlo comparire come spesa di personale senza però rinunciare ad usufruire di una competenza professionale devo ricorrere a collaborazioni esterne che non mi figurano sotto la voce di come spesa personale, ma che mi costano sicuramente di più. Tutti i comuni cercano di stare nel bilancio “ingessato” cucitoci addosso dal Governo Berlusconi, perché la pena porta dritti alla Corte dei Conti. Le esternalizzazioni sono colpevoli anche del non rinnovo dei contratti a tempo determinato, per esempio quelli delle mense scolastiche. Insomma, questa finanziaria per i piccoli comuni è essenzialmente un incentivo all’incarico esterno, che non figura nel bilancio sotto la voce spesa personale, ma che costa sicuramente di più (oltre a perdere molte delle garanzie del garante pubblico) sia al comune che ingaggia il servizio sia in ultima analisi al cittadino che ne usufruisce”

“Se venisse abrogata l’Ici. I piccoli comuni potrebbero chiudere i battenti - dichiara Piero Baronti presidente di Legambiente Toscana – I servizi territoriali, già penalizzati dalle leggi finanziarie, subirebbero un colpo di grazia. Verrebbero a mancare i servizi essenziali come gli asili nido, le scuole materne, i presidi sanitari, l’assistenza agli anziani ed ai disabili ed i trasporti pubblici. Di conseguenza si accentuerebbe lo spopolamento di tante piccole realtà del nostro territorio e verrebbe meno quel presidio ambientale di prevenzione del dissesto idrogeologico garantiro dalle popolazioni locali e dalle pratiche agricole e del riassetto forestale. Da una parte i cittadini si vedono tagliata l’Ici, ma dall’altra anche i servizi comunali di cui non potranno più usufruire. L’ Ici si può abrogare solo rimettendo in sesto i conti dello Stato attraverso il recupero di una parte dell’evasione fiscale – continua Baronti – invece in cinque anni di governo Berlusconi il debito pubblico è aumentato di 88.389 milioni di euro. Dovremmo prima recuperare l’evasione fiscale a partire dalle tasse statali che vengono evase. Il Presidente del Consiglio con i suoi condoni fiscali ed edilizi e con la depenalizzazione del falso in bilancio non ha fatto altro che premiare ed incoraggiare gli evasori fiscali.”

“I Comuni sono le istituzioni più vicine ai cittadini, quelle a cui la gente si rivolge per servizi essenziali come gli asili nido, le scuole, l’assistenza agli anziani, la manutenzione delle strade e delle piazze” sottolinea l’assessore ai rapporti con gli enti locali e alla partecipazione, Agostino Fragai, Assessore regionale con delega ai piccoli comuni “Come si pagano questi servizi – prosegue - è la domanda più importante. Chi propone di abolire l’Ici, che per i Comuni è la maggiore tra le entrate, dovrebbe fornire una risposta ed indicare on quali fondi saranno in futuro sostenute queste spese. Altrimenti dovremmo iniziare a scegliere quali servizi, essenziali, sacrificare”.“Quanto alla Toscana, - aggiunge l’assessore - la Regione ha sempre cercato di mettere i Comuni nelle condizioni per operare al meglio. Dal 2003 al 2006 i trasferimenti agli enti locali sono sempre ogni anno cresciuti. Abbiamo inoltre approvato e finanziato due leggi che incentivano le associazioni di funzioni tra amministrazioni comunali e sostengono, con ulteriori fondi, i comuni più piccoli e disagiati. Un modello di federalismo solidale che potrebbe essere preso a riferimento anche per tutta Italia, se ci fosse un governo intenzionati ad affrontare i problemi per quello che sono invece di far demagogia”.“In Toscana sono già 200 su 287 i comuni che partecipano insieme a gestioni associate - spiega l’assessore - Comuni che si uniscono per gestire assieme servizi di polizia municipale o le anagrafi, gli uffici tecnici ed urbanistici o gli uffici tributi, ottimizzando le risorse. E per questo premiati dalla Regione. L’obiettivo, perseguito da quattro anni a questa parte, è quello di contribuire ad un razionale riordino territoriale e di individuare ambiti e livelli ottimali nella gestione dei servizi, capaci di rendere gli stessi più efficienti ed in grado di rispondere meglio ai bisogni e alle esigenze dei cittadini”.Il record di gestioni associate in Toscana appartiene ai comuni di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle, che nel 1892 si sono divisi e dal 2004 sono tornati a gestire assieme 39 funzioni e servizi. Le gestioni attive alla fine del 2005 erano 533, sessanta in più del 2004. Compresi i contributi straordinari destinati ai comuni disagiati, dal 2002 ad oggi sono stati distribuiti 12 milioni e mezzo di euro.
Per i piccoli comuni non ci sono comunque solo i contributi e gli incentivi per le gestione associate. Per loro la Regione ha infatti previsto l’anno scorso un fondo da 2 milioni e 700 mila euro con cui finanziare la stesura di grandi progetti, perché senza un progetto questi comuni non possono neppure partecipare ai bandi per l’assegnazione di contributi pubblici

L’ ufficio stampa
3492588489

Torna ai comunicati stampa