03/07/2006 - RAPPORTO ECOMAFIA 2006: IL CASO TOSCANA 

IN LIEVE FLESSIONE L’ILLEGALITA’ AMBIENTALE MA

LA TOSCANA E’ SECONDA IN ITALIA PER ABUSIVISMO ED ILLECITI NELLE AREE PROTETTE E CROCEVIA CON LA CAMPANIA DEI TRAFFICI ILLEGALI DI ANIMALI SELVATICI

SI CONFERMA LA CENTRALITA’ DELLA REGIONE A LIVELLO NAZIONALE NEI TRAFFICI ILLECITI DI RIFIUTI

CRESCE LA PREOCCUPAZIONE PER LE VIOLAZIONI ALLE NORMATIVE URBANISTICHE

Sono soprattutto le notizie e i numeri registrati nel ciclo illegale dei rifiuti (dai traffici agli smaltimenti illeciti) e in quello del cemento (dall’abusivismo edilizio alle violazioni urbanistiche nelle aree protette), a destare le maggiori preoccupazioni sul fronte della criminalità ambientale in Toscana. La situazione resta infatti molto preoccupante, sia per quanto riguarda la centralità che tale regione ha ormai assunto nei traffici illeciti di rifiuti a livello nazionale che per quanto riguarda le violazioni edilizie ed urbanistiche.

E’ da registrare, in positivo, invece, la lieve flessione degli illeciti ambientali accertati nel corso del 2005 dalle forze dell’ordine. Infatti, la Toscana scende di una posizione nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale, passando dal sesto posto fatto registrare nel 2004 al settimo del 2005 (con 1.480 infrazioni accertate, 1.463 persone denunciate e 497 sequestri), subito dopo Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Lazio e Sardegna.

Questi i primi dati provenienti dal Rapporto Ecomafia 2006 redatto da Legambiente in collaborazione con le Forze di Polizia, e diffusi stamani nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana, Erasmo D’Angelis presidente della VI Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale, Dr. Piero Luigi Vigna procuratore generale On. Corte di Cassazione, Marino Artusa Assessore all’Ambiente della Ragione Toscana, Nunzio Cirino curatore del Rapporto Ecomafia 2006 e rappresentanti del Noe dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Capitanerie di Porto e Polizie Provinciali.

A livello nazionale si registra un passaggio dalla tradizionale prevalenza dei fenomeni di traffico e smaltimento illegale nelle regioni del Mezzogiorno (in particolare quelle a tradizionale presenza mafiosa) ad un vero e proprio “sistema nazionale illecito” di gestione dei rifiuti. Un sistema formato da veri e propri network d’imprese criminali, che mettono radici in regioni a lungo scarsamente interessate da questi fenomeni d’illegalità (come il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige) e gestiscono rotte che attraversano il Paese sostanzialmente in tutte le direzioni, adeguandole a seconda delle esigenze e delle opportunità.

Per quanto riguarda la Toscana si conferma, anche nel 2005, la centralità, nella “logistica” dei traffici illeciti, assunta da imprese che operano nella regione Toscana, sia per la presenza di industrie di produzione di rifiuti pericolosi (provenienti in particolare dai distretti conciari, tessili, marmiferi e dalle cartiere) sia per “l’insediamento e l’operatività sul territorio regionale di numerose società di intermediazione – come si legge nella Relazione conclusiva della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti – vero motore dei traffici illeciti lungo l’intera penisola”. Dalla data di presentazione dell’ultimo rapporto Ecomafia, il 31 maggio 2005, ad oggi la regione è infatti rimasta coinvolta in ben altre 7 inchieste giudiziarie che ruotano tutte intorno al business dei rifiuti e che hanno richiesto l’applicazione dell’art.53 bis del d. lgs 22/1997, che punisce l’attività di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Dall’entrata in vigore di tale norma nel febbraio del 2001, sono state compiute 59 inchieste per traffico illecito di rifiuti in Italia, ebbene la Toscana è stata coinvolta, come regione di partenza dei rifiuti e/o di transito e/o come sito finale di smaltimento, in ben 21 inchieste.

Ma tale regione è stata anche sito finale di traffici illeciti di rifiuti a livello nazionale. Basta ricordare l’operazione “SINBA (Siti di interesse nazionale bonifiche attivate) eseguita il 24 ottobre 2005 da più di 400 carabinieri, appartenenti al Comando Tutela Ambiente e a vari comandi provinciali, in Toscana, Liguria, Lombardia e Veneto. 31 le persone arrestate e altre 68 quelle indagate. 21 le aziende coinvolte in un traffico di rifiuti stimato in 1.200.000 tonnellate e che ha fruttato un guadagno non inferiore a 90 milioni di euro. Numeri davvero impressionanti che si riferiscono ad un’imponente organizzazione dedita alla gestione di rifiuti provenienti da bonifiche di siti inquinati, che venivano poi interrati e nascosti in ripristini ambientali ed altre opere. L’inchiesta ha portato all’arresto di imprenditori e funzionari pubblici con le accuse di associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti, disastro ambientale, truffa aggravata e turbativa d’asta.

Rifiuti tossici e pericolosi, smaltiti illecitamente in sottofondi stradali, smalti tossici e nocivi che, invece di finire in una regolare discarica, vengono inseriti nel ciclo produttivo delle aziende, tonnellate di rifiuti liquidi altamente inquinanti, contenenti idrocarburi, alluminio, cloruri mercurio, partite dalla Toscana e aventi come destinazione finale le acque del golfo di Taranto, ed ancora, tonnellate di rifiuti tossici smaltiti illecitamente in Campania, falsificazione della documentazione necessaria alle operazioni di recupero dei materiali tossici provenienti dai cantieri della T.A.V. della tratta Bologna – Firenze. Questi alcuni dei casi che hanno coinvolto nelle inchieste aziende operanti nelle province di Siena, Firenze (Certaldo, Sesto Fiorentino, Empoli), Lucca (Altopascio,), Pisa (Pomarance), Arezzo e Livorno (Campo nell’Elba, Capoliveri, Portoferraio)

Rottami di veicoli a motore, containers, enormi quantità di rifiuti metallici, pneumatici, elettrodomestici, batterie e scarti di lavorazione sono stati poi trovati abbandonati in grandi discariche a Empoli (20 ettari), Sesto Fiorentino (40.000 metri quadrati), e Scarperia (50.000 metri quadrati)

Crescono le preoccupazioni legate al ciclo illegale del cemento. Dalla relazione con cui Marcello De Roberto, presidente della Corte di Appello di Firenze, ha inaugurato l’anno giudiziario in corso emerge che i reati in materia di tutela del territorio (violazioni edilizie e urbanistiche) accertati tra il luglio 2004 e il giugno 2005 sono cresciuti dell’8,9%. La crescita, significativa, dei reati connessi al ciclo del cemento (relativamente alle attività svolte da Corpo forestale dello Stato, Capitanerie di porto, Arma dei carabinieri e Guardia di Finanza) era già stata segnalata da Legambiente nel precedente Rapporto Ecomafia, quando la Toscana si era collocata al quarto posto della classifica nazionale. La parziale flessione registrata quest’anno (che s’inserisce in un quadro più generale di diminuzione degli illeciti relativi al ciclo del cemento), vede comunque la Toscana al quinto posto in Italia, subito dopo le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Nel 2005 in Toscana, infatti, sono state accertate 553 infrazioni, con 802 persone denunciate, 131 sequestri effettuati

Costruzioni abusive in zone soggette a vincoli paesaggistici, ambientali ed idrogeologici vengono sequestrate a Massa Carrara, Porto Santo Stefano (Gr), nel comune di Porcari (Lu), tra Poggibonsi e Canaglia (Si) e a Quarrata (Pt).

Grandi abusi e “piccole” ma diffuse illegalità, soprattutto lungo le coste. L’azione, incisiva, delle Capitanerie di porto accende finalmente i riflettori sulle vere e proprie occupazioni abusive di spiagge e aree demaniali, a cominciare dalla Versilia. Cancelli, recinzioni, siepi, ma anche cabine e manufatti di vario tipo: il libero accesso al mare, tutelato per legge, era diventato una vera e propria corsa ad ostacoli. Decine le situazioni di illegalità denunciate, con diversi sequestri effettuati.

I controlli dei reparti della Guardia Costiera hanno riguardato anche numerose spiagge dell’Isola d’Elba: anche in questo caso sono scattate denunce e sequestri per occupazione abusiva di aree demaniali, trasformate in spiagge a pagamento, dove affittare sdraio e ombrelloni.

Un clima d’illegalità, quello che si “respira” purtroppo all’Elba che ha registrato nel 2005 ulteriori e clamorosi sviluppi delle indagini giudiziarie avviate da tempo sul “mercato” illegale delle concessioni edilizie. Nel mese di ottobre scattano ben 12 avvisi di garanzia per altre indagini relative a concessioni edilizie, questa volta nel comune di Capoliveri: sotto inchiesta ex sindaci e amministratori in carica, insieme a funzionari comunali, imprenditori, presidenti di cooperative edili e progettisti. L’inchiesta questa volta riguarda 62 appartamenti, suddivisi in due interventi che dovevano essere di “edilizia economica e popolare”, in località Lacona sul mare e Pino, a ridosso del centro storico di Capoliveri

Il dato più preoccupante per la nostra regione riguarda l’abusivismo nelle aree protette: Nella classifica delle regioni più colpite (elaborata questa volta in base ai dati del triennio 2003-2005 forniti dal Corpo forestale dello Stato) figura al primo posto il Lazio (345 casi di abusivismo) seguito dalla Toscana (176) e dalla Liguria (158). Abusi insanabili anche secondo l’ultimo sciagurato condono edilizio, che confermano come il ricorso alle sanatorie edilizie per “battere cassa” sia tanto inutile quanto dannoso. Tra le aree protette regionali più colpite figura il Parco Regionale di Migliarino San Rossore, con ben 78 casi di abusi edilizi, tra costruzioni ex novo e/o cambi di destinazione d’uso rilevanti e abusi di minore entità, seguito dal Parco delle Apuane con 14 casi.

Sul commercio illegale di fauna selvatica, dalla lettura dei fatti emerge che, tranne il mese di gennaio senza alcun episodio, nei mesi di febbraio, maggio, giugno e ottobre il 21% dei casi riscontrati in Italia si sono verificati in Campania e Toscana, regioni che si attestano come i principali luoghi dei traffici italiani.

Episodi di caccia illegale sono stati sgominati a Vallombrosa (Fi), Pistoia, Firenze, Lucca e Pisa, a Galceti (Prato) Arezzo e Grosseto.

Per quanto riguarda i furti di beni culturali ed opere d’arte la Toscana è al quinto posto in classifica nazionale dopo Piemonte, Lombardia, Lazio e Campania, con 110 furti nel 2005 provenienti soprattutto da privati e chiese.

DICHIARAZIONI

“Il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa – dichiara il Dr. Pier Luigi Vigna Procuratore Generale On. Corte di Cassazione -(che si spera possa essere ratificato da tutti gli Stati) prevede all’articolo II-97, dedicato alla Tutela dell’Ambiente, che Un livello elevato di tutela ambientale e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile. Tuttavia, - continua Vigna - ancora una volta e con una encomiabile puntualità che ogni anno interpella le coscienze dei cittadini e dei politici, il rapporto Ecomafia 2006 di Legambiente , enumera le aggressioni all’ambiente che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha definito come l’insieme degli elementi fisici, chimici, biologici e sociali che esercitano una influenza apprezzabile alla salute ed il benessere degli individui e della collettività. Ed è l’uomo che da sempre si è rilevato il più pericoloso nemico della natura, che violenta quel bene. Ora poi, non solo l’uomo singolo e tecnologico, ma gli uomini organizzati in gruppi criminali che praticano anche questo mercato. Un mercato che, come quello delle droghe, delle armi, degli esseri umani oggetto di sfruttamento sessuale o lavorativo, dà vita ad una “criminalità consensuale”: vi è infatti l’offerta della criminalità che opera ma anche la richiesta dei “servizi” di questa; criminalità che opera non solo all’interno del nostro territorio ma anche in una dimensione transnazionale. E’ finalmente l’ora - conclude Vigna - che dopo un decennio di sollecitazioni e di disegni di legge rimasti inevasi, un titolo del codice penale venga dedicato ai delitti contro l’ambiente”.

“Ormai le ecomafie e la criminalità ambientale – ha dichiarato Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana – puntano ad insediarsi in ogni angolo del nostro territorio.
La magistratura e le forze dell’ordine svolgono un’opera meritoria, ma per segnare successi decisivi servono contromisure immediate anche sul piano della volontà politica e delle norme, a cominciare dal pieno inserimento dei reati ambientali nel codice penale che Legambiente reclama inutilmente da anni. Alle forze dell’ordine vanno poi date più risorse, più uomini e più mezzi. Occorre inoltre un potenziamento delle attività di controllo – in particolar modo nel campo dei rifiuti e in quello dell’abusivismo edilizio. Sono gravi e profondi i danni provocati dall’ecomafia e dalla criminalità ambientale in genere. Tutte le forze dell’ordine impegnate in questo settore meritano il nostro plauso ed il nostro pieno appoggio”

“Siamo tutti impegnati a contrastare il rischio dei traffici illeciti ed a fare in modo che la Toscana non venga più associata alle parole ecomafia o illegalità. Abbiamo competenze e capacità per garantire il buongoverno dei rifiuti e la lotta a ogni tipo di illecito. Abbiamo alle spalle un anno di lavoro e 6 mesi di indagine approfondita sulle ecomafie – spiega Erasmo D’Angelis, presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale – Dopo le inchieste del Noe dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale abbiamo posto con forza il tema del rafforzamento dei controlli nazionali e regionali sulla produzione e sullo smaltimento finale dei 7.5 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti speciali industriali pericolosi e non (3 volte i rifiuti urbani), un terzo dei quali sparisce dalla contabilità. Abbiamo richiamato il mondo della produzione e le istituzioni a recuperare i ritardi nell’impiantistica, nel corretto smaltimento e anche nell’aggiornamento del catasto regionale dei rifiuti fermo al 2003. Dal 2002 ad oggi – continua D’Angelis - su 59 operazioni delle forze dell’ordine che hanno visto arresti e sequestri per traffico illecito di rifiuti industriali in Italia, la Toscana è presente 21 volte. E’ per questo che c’è bisogno di un impegno straordinario nella gestione dello smaltimento in piena sicurezza dei nostri rifiuti. Le ecomafie e la criminalità ambientale puntano ad insediarsi anche in Toscana e dobbiamo dire grazie alla magistratura e alle forze dell'ordine che stanno svolgendo un'azione meritoria. E’ anche l’ora di inserire i reati ambientali nel codice penale”.

“Il rapporto annuale di Legambiente Ecomafia, è per noi un importante strumento – ha dichiarato Marino Artusa, Assessore all’Ambiente della Regione Toscana – perché ci permette di individuare i punti critici su cui concentrare l’ azione di mitigazione del rischio criminalità, nella gestione dei rifiuti, nell’edilizia, come nei traffici illeciti di opere d’arte o di animali. La situazione della Toscana non permette infatti, di abbassare la guardia sui reati ambientali, in particolare sul versante dell’abusivismo edilizio: su questi temi la Regione recepirà le indicazioni di Legambiente”

Il Tenente Mario Ferri del Nucleo Operativo Ecologico di Firenze afferma: “L’alto tasso di illegalità toscana deriva dall’alta vocazione industriale della regione. I distretti conciario, tessile, marmifero e cartiero producono infatti migliaia di tonnellate di rifiuti, anche tossici, il cui trasporto e smaltimento risultano estremamente appetibili. Il risultato è un traffico illegale che si configura come un’associazione a delinquere, con l’aggravante che le pene per i reati ambientali sono molto meno severe rispetto a quelle per droga o mafia. Da ricordare – continua il tenente Ferri - l’operazione “SINBA” (Siti di interesse nazionale bonifiche attivate) eseguita il 24 ottobre 2005 da più di 400 carabinieri, appartenenti al Comando Tutela Ambiente e a vari comandi provinciali, in Toscana, Liguria, Lombardia e Veneto. 31 le persone arrestate e altre 68 quelle indagate. 21 le aziende coinvolte in un traffico di rifiuti stimato in 1.200.000 tonnellate e che ha fruttato un guadagno non inferiore a 90 milioni di euro. Numeri davvero impressionanti che si riferiscono ad un’imponente organizzazione dedita alla gestione di rifiuti provenienti da bonifiche di siti inquinati, che venivano poi interrati e nascosti in ripristini ambientali ed altre opere. L’inchiesta ha portato all’arresto di imprenditori e funzionari pubblici con le accuse di associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti, disastro ambientale, truffa aggravata e turbativa d’asta.”

“E’ cronaca di questi giorni: nella zona dell’Argentario, grazie al lavoro svolto dalla Guardia di Finanza, su 200 abitazioni controllate ben 70 sono risultate irregolari, ovvero hanno presentato piccoli e grandi abusi edilizi. – dichiara Nunzio Cirino, curatore del Dossier Ecomafia 2006 per Legambiente - Questo recente episodio è sintomo di una situazione di grave irregolarità che in Toscana riguarda, come fotografato dal rapporto di Legambiente, soprattutto il ciclo del cemento e quello dei rifiuti, settori particolarmente a rischio. Legambiente invita quindi i vari livelli di governance regionali e locali a lavorare per arginare i fenomeni di illegalità che dilagano in questi ambiti”

L’ Ufficio stampa
Silvia Barbani (cell. 349.2588489)

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