01/07/2006 - STOP ALLE CAVE IN VAL DI CORNIA 

LEGAMBIENTE ADERISCE ALL'APPELLO DI NUMEROSI STUDIOSI
A TUTELA DEL PARCO DI SAN SILVESTRO E DELLE COLLINE DI CAMPIGLIA

La segreteria nazionale di Legambiente, nell’aderire all’appello lanciato da studiosi come Riccardo Francovich, Massimo Preite, Gabriella Maciocco, Giuseppe Tanelli, intende replicare a quanti minimizzano i problemi della convivenza tra le cave, il Parco di San Silvestro e, più in generale, la conservazione del patrimonio di storia e di archeologia di cui sono depositarie le colline campigliesi, anche fuori dei confini del parco.

La convivenza non è mai stata nè tranquilla né indolore, come denunciano i promotori dell’appello. Non si possono minimizzare i danni prodotti nella cava di Monte Valerio con la distruzione del patrimonio archeo/minerario delle “Centocamerelle”. Nel parco di San Silvestro non si può essere tranquilli con l’allargamento della strada di cava per consentire il passaggio dei nuovi enormi e rumorosi mezzi di trasporto, con l’esplosione di mine che provocano microsismi e pericoli per la stabilità dei siti archeologici, con obsoleti impianti di frantumazione che disperdono polveri, con un paesaggio collinare che presenta una delle più grande ferite della costa toscana, senza che siano mai stati attuati seri e visibili piani di ripristino ambientale.

Tutto ciò danneggia il parco e la sua immagine. Il recente episodio della caduta di pietre nel parco, a seguito dello sparo di mine nella cava di Monte Calvi, ne è una eloquente testimonianza. “Occorre dunque prendere provvedimenti immediati per limitare i danni che le esplosioni stanno arrecando al parco – dichiara Fausto Ferruzza, Direttore di Legambiente Toscana - Per questo Legambiente ritiene indispensabile che, responsabilmente, l’amministrazione riveda il piano di coltivazione della cava per renderlo coerente con la conservazione del patrimonio archeologico e paesaggistico, assumendo concreti provvedimenti. Inoltre, occorre che il PRAER, in corso di approvazione in Consiglio Regionale, accolga queste nostre proposte. Si facciano cioè studi, si chiamino pure esperti, ma si trovino soluzioni che riducano al minimo l’impatto della cava sul patrimonio archeologico e paesaggistico del parco, in attesa che questa coltivazione chiuda definitivamente nel 2018”- conclude Ferruzza.

“A questo proposito si chiede anche che il piano strutturale del Circondario, in via di adozione, espliciti il mantenimento della scadenza, il non rinnovo delle concessioni e il divieto assoluto di aprire nuovi e inopportuni fronti di cava” – puntualizza anche Adriano Bruschi, Presidente di Legambiente Val di Cornia.



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