02/11/2006 - ESCE DOMANI “ECOSISTEMA RISCHIO” PER LA PROVINCIA DI AREZZO 

Firenze, 2 novembre 2006 Comunicato Stampa

PROSEGUE “OPERAZIONE FIUMI”, LA CAMPAGNA DI MONITORAGGIO
PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO

ESCE DOMANI “ECOSISTEMA RISCHIO” PER LA PROVINCIA DI AREZZO,
IL RAPPORTO REALIZZATO DA LEGAMBIENTE
E DAL SETTIMANALE METROPOLI VALDARNO
IN COLLABORAZIONE CON IL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

NOVE I COMUNI ESAMINATI
AREZZO E PIAN DI SCO I PIU’ VIRTUOSI,
MA NESSUNO
RAGGIUNGE LA CLASSE DI MERITO PIU’ ALTA

TUTTI HANNO ABITAZIONI IN AREE A RISCHIO IDROGEOLOGICO
NESSUNO ESEGUE UNA COMPLETA ATTIVITA’ DI INFORMAZIONE


Legambiente e il settimanale Metropoli Valdarno presentano domani “Ecosistema Rischio 2006 -provincia di Arezzo”, rapporto di monitoraggio sulle azioni dei comuni per la mitigazione del rischio idrogeologico, realizzato all’interno della campagna nazionale di informazione e prevenzione dal rischio idrogeologico “Operazione Fiumi”, organizzata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile.

In Provincia di Arezzo sono 38 (ben il 97% del totale) i comuni a rischio idrogeologico, così individuati dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle Province Italiane nel 2003, (di cui 5 a rischio frana, 1 a rischio alluvione e 32 a rischio sia di frane che di alluvioni). Tra le amministrazioni comunali della Provincia di Arezzo intervistate, sono 9 quelle che hanno risposto in maniera completa al questionario di Ecosistema rischio, il 24% del totale (le tabelle riportate nel dossier si riferiscono quindi a 9 amministrazioni comunali). L’indagine si è basata sulla rilevazione di parametri che indicano l’esistenza e lo stato di attuazione delle attività di prevenzione messe in opera dalle amministrazioni comunali (gestione del territorio, piani di emergenza, campagne di informazione alla popolazione). L'analisi di tali parametri ha determinato una vera e propria classifica dello stato di sicurezza dal dissesto idrogeologico, attraverso l’attribuzione di un voto da 0 a 10 ai Comuni.
Se guardiamo alla classifica prodotta e alle classi di merito raggiunte, in testa troviamo Arezzo e Pian di Sco, che svolgono un buon lavoro di mitigazione del rischio, ma 6 Comuni su 9 non raggiungono invece la sufficienza.

“Ecosistema rischio è uno strumento per verificare cosa facciano realmente le amministrazioni comunali per prevenire il pericolo a cui sono esposti territorio e cittadini. Un’occasione per sollecitare interventi e soluzioni per inadempienze o lentezze, ma anche per valorizzare il buon lavoro svolto da molti comuni – dichiara Simone Andreotti, portavoce nazionale della campagna - Legambiente con Operazione Fiumi rilancia il suo impegno per la realizzazione di una seria politica di risanamento di un territorio che risulta ancora troppo fragile, per non dover mai più assistere a inondazioni annunciate”.

Ecco in breve cosa dicono i risultati: tutti i comuni hanno nel proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e oltre la metà presenta in tali aree interi quartieri. Sette comuni su dieci vedono addirittura sorgere in aree a rischio fabbricati industriali, che comportano in caso di alluvione, oltre al rischio per le vite dei dipendenti, anche lo sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Nonostante questo appena un comune, Bibbiena, è attivo nelle delocalizzazioni dei fabbricati dalle aree a rischio. Migliore la situazione per quanto riguarda la fondamentale attività di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica, otto comuni su dieci infatti la realizzano. Complessivamente questi elementi mettono in evidenza un’urbanizzazione e una gestione del territorio che troppo spesso tiene poco conto del rischio idrogeologico. Il risultato è un alto livello di attenzione per frane e alluvioni.
Nettamente migliore la situazione per quanto riguarda le attività di pianificazione d’emergenza. Il 100% dei comuni infatti si è dotato di un piano da mettere in atto in caso di frana o alluvione e ben il 67% lo ha aggiornato negli ultimi due anni.
Come riscontrato nell’indagine eseguita sui Comuni in provincia di Firenze, anche nella provincia di Arezzo l’informazione alla popolazione appare dai risultati uno dei talloni d’Achille. I comuni risultano infatti particolarmente in ritardo in questa fondamentale attività: nessuno è attivo in questo senso. Di poco migliore la situazione per quanto riguarda la realizzazione di esercitazioni: solo il Capoluogo ne ha organizzate nel proprio territorio durante l’ultimo anno.

Ufficio Stampa Legambiente Toscana
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