19/01/2007 - DOPO TREDICI ANNI DI PROGETTO CERNOBYL LEGAMBIENTE INTERROMPE L’ACCOGLIENZA DEI BAMBINI IN ITALIA 

Firenze , 17 gennaio 2007 comunicato stampa

DOPO TREDICI ANNI DI PROGETTO CERNOBYL LEGAMBIENTE INTERROMPE L’ACCOGLIENZA DEI BAMBINI IN ITALIA

LA TOSCANA IN PRIMA FILA PER LE NUOVE SFIDE DEL SOSTEGNO A DISTANZA


Cernobyl 1994- 2007. Dopo tredici anni di attività ed oltre 25.000 bambini ospitati sul territorio nazionale, Legambiente pone fine, a partire da quest’anno, al progetto di accoglienza e risanamento in Italia dei bambini vittime del disastro nucleare del 1986. La volontà di Legambiente è quella di dare, da una parte, un forte segnale di discontinuità verso la politica dell’accoglienza in Italia e, dall’altra, di continuare nei progetti di cooperazione, di responsabilizzazione e di risanamento in loco, portando avanti e rafforzando le richieste di intervento specifiche alla comunità internazionale. Legambiente sceglie di intervenire sulle cause di quella che, a vent’anni di distanza, rimane una gravissima emergenza ambientale, mettendo ancora di più al centro del proprio agire i diritti dei minori coinvolti, loro malgrado, in questo disastro e nelle sue conseguenze. Dopo le vicende della piccola Maria e dei coniugi di Cogoleto, che lo scorso settembre trattennero la bambina nascondendola dagli operatori sociali, si manifesta quindi l’esigenza di approfondire il ragionamento dopo aver accertato le criticità correlate ai progetti di ospitalità..
Così anche in Toscana, dopo aver ospitato in questi 13 anni ben 2.500 bambini, grazie alla rete regionale composta dai 50 circoli e comitati locali aderenti a Legambiente Solidarietà, si è deciso di sospendere l’accoglienza e concentrarsi su progetti di “sostegno a distanza”.
“Sono 298.000 i bambini residenti in zone contaminate della Bielorussia che avrebbero diritto a progetti di risanamento – dichiara Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana - Nel 2005 solo il 18,79% di questi ha beneficiato di un soggiorno all’estero, in questa percentuale sono quantificate le uscite/ingressi, che comprendono un numero consistente di bambini che hanno beneficiato di più soggiorni nell’arco dello stesso anno e che si ripetono negli anni successivi. Risulta pertanto evidente quanto sia elevato il numero di coloro che rimane escluso da qualsiasi programma di risanamento”.
“L’iniziativa di accoglienza – spiega Angelo Gentili, Responsabile del Progetto Cernobyl di Legambiente – ha assunto in questi anni dimensioni davvero notevoli (soprattutto per quanto riguarda il nostro Paese rispetto al resto d’Europa), spesso non controllate, che richiedono non solo serie considerazioni ma interventi per garantire maggiore tutela ai bambini ospitati. Pur riconoscendo il valore solidaristico dell’ospitalità, soggettivamente motivato, occorre interrogarsi sulle ricadute per quanto riguarda le modalità e le finalità con cui questi progetti di accoglienza vengano realizzati. E’ importante attivare un percorso di verifica e controllo da parte delle istituzioni per garantire una maggiore tutela dei minori ed evitare, dopo il caso di Genova, nuove derive. Tanto più, - conclude Gentili – perché assistiamo ad una progressiva deresponsabilizzazione da parte delle autorità Bielorusse ed un abbandono al loro destino delle vittime della contaminazione radioattiva”.
Abbandonare l’accoglienza non vuol dire chiudere il Progetto Cernobyl: l’impegno di Legambiente Solidarietà ed in primo luogo degli attivisti toscani sarà dedicato in forte misura ad un percorso di di sostegno a distanza dei bambini attraverso un periodo di soggiorno, risanamento ed assistenza medica da fare in loco, in un’area non contaminata. In questo modo avranno la possibilità di usufruire di un’ospitalità con gli stessi benefici a livello terapeutico e di aumento delle difese immunitarie del soggiorno in Italia e, nello stesso tempo, con un programma sanitario che permetterà di seguire i minori tutto l’anno. E’ questo il senso del Progetto Rugiada (partito come progetto pilota nel 2003), grazie al quale si stanno organizzando soggiorni terapeutici presso il Centro “Nadjezda” (Speranza) di Vileika, una delle poche aree non contaminate della Bielorussia.

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