06/07/2007 - ECOMOSTRI DA ABBATTERE IN TOSCANA 

Firenze, 6 Luglio 2007 Comunicato stampa

ECOMOSTRI DA ABBATTERE IN TOSCANA:
IN CHIANTI, NELLA VAL D'ELSA SENESE, IN VAL D'ARBIA,
NELLE ISOLE DELL'ARCIPELAGO TOSCANO, A MONTECATINI TERME.

LEGAMBIENTE RISPONDE AL MINISTRO RUTELLI


Il Ministro Rutelli ha chiesto alle Sovrintendenze un quadro delle peggiori situazioni dal punto di vista urbanistico e di quelle contestate per abusivismo. Sembra che il Governo potrebbe decidere di allocare risorse per la demolizione di queste strutture. Legambiente presenta allora una rassegna dei peggiori casi in Toscana per i quali chiede la demolizione. “Si tratta di un focus sui soli casi più eclatanti, - dichiara Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana - si chiede l'abbattimento di edifici, spesso villette, sorte in regime di abusivismo e per questo già sequestrate dalle autorità competenti, come nel caso di Casole d'Elsa, oppure di ecomostri veri e propri, come quello dello Idit a Monteroni d'Arbia o dello Spalmatoio a Giannutri”. Per quanto riguarda le villette abusive, clamorose sono state le recenti costruzioni a Casole, in località “S. Severo”, dove è sorta una serie di villette ben evidente anche da grande distanza, attualmente sotto sequestro per l'edificazione abusiva di 5 mila metri cubi. Gli appartamenti non autorizzati sono infatti superiori alla decina. Sempre a Casole, in località “Le Vigne”, sono stati recentemente sequestrati edifici di grande volume edificati abusivamente nel bosco. Anche a Fiesole, nei pressi di Firenze, nella frazione di Ontignano sono sotto sequestro altre villette abusive. “Per situazioni di abusivismo simile bisogna prevedere subito l'abbattimento – conclude Piero Baronti - in modo che i pirati del mattone non l'abbiano vita e anzi il valore dell’alta qualità ambientale del territorio, di cui lo sviluppo turistico duraturo e sostenibile non possono fare a meno, sia riaffermata”.
Per quanto riguarda gli ecomostri in stato di completo abbandono che necessitano di una decisione politica per sbloccare situazioni immobili da anni si citano i casi più evidenti:
- Lo Spalmatoio di Giannutri (Gr) (con foto in allegato)
Una lunga fila di fatiscenti immobili in cemento armato per circa 11.000 metri cubi, fa bella mostra di sé da oltre 10 anni nell'insenatura dello Spalmatoio a Giannutri, isola che fa parte del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. Delle costruzioni, iniziate negli anni '80 dalla società Val di Sol e poi interrotte, rimangono oggi alcuni scheletri in cemento e qualche villetta in completo stato di abbandono. Dopo oltre 10 anni di oblio, la nuova società che ha acquisito gli immobili ha chiesto al Consiglio direttivo dell'Ente Parco il nulla-osta per “recuperare” il complesso. Ma la richiesta non ha avuto più seguito. Nel frattempo l’attuale amministrazione del comune di Isola del Giglio ha avviato un tavolo di confronto con Legambiente proprio sull’ecomostro di Giannutri dichiarando la disponibilità alla soluzione del problema, anche tramite l’abbattimento degli scheletri esistenti.
- Il Centro servizi di Procchio (Marciana Marina-Isola d’Elba)
Si tratta di uno scheletro di cemento, messo sotto sequestro l'8 Ottobre 2003 su mandato della Procura della Repubblica di Genova, con un’operazione congiunta della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato dell’Isola d’Elba. Lo scheletro sorge poco lontano dal mare, in un’area centrale e verde utilizzata come grande parcheggio estivo. Sembrava il frutto di una concessione rilasciata nell’agosto 2002, in modo apparentemente regolare, che però avrebbe dovuto essere bloccata dal Comune di Marciana sulla base dei disposti regionali che imponevano una moratoria di un anno (successivamente prorogata) per le zone colpite dall'alluvione del 4 settembre 2002, tra le quali la piana di Procchio, un'area a fortissimo rischio idraulico e che fu completamente invasa dalle acque. Invece i lavori del grande stabile iniziarono solo poche settimane dopo l'alluvione. Lo scheletro di cemento sotto sequestro doveva inizialmente essere un “centro servizi” con albergo ed appartamenti per un totale di 20mila metri cubi, ma, anche per la forte opposizione di Legambiente, la precedente Amministrazione Comunale non lo aveva mai autorizzato. Solo nel 2003 si iniziano a costruire mini-appartamenti, negozi ed un grande garage sotterraneo, anche se con una riduzione di circa 10mila metri cubi rispetto al progetto originario. Intanto il processo sta andando avanti con continui rinvii e l’ecomostro continua a svettare nel centro del piccolo paese e a degradare vistosamente.
- Il Vinosauro a Radda in Chianti (Si)
Si tratta dell’ex cantina sociale costruita nei primi anni ’70 dal Ministero dell’Agricoltura, mai portata a termine. Oggi è un palazzone di cemento armato abbandonato che deturpa il paesaggio chiantigiano proprio sotto le celebri mura di Volpaia e di Radda in Chianti. Dal 2006 la proprietà dell'edificio, prima in capo allo Stato è di proprietà della Regione Toscana. Il Comune di Radda in Chianti, che vorrebbe la demolizione dell'edificio, è preoccupato di eventuali revisioni negative da parte della Corte dei Conti. - L'ex Hotel Paradiso a Montecatini Terme (Pt)
Un vero e proprio ecomostro che svetta su Montecatini Alto, vuoto da anni, da quando la struttura fu confiscata nel 1996 perché rientrava nel patrimonio di una società, la Vu.Ma., controllata dalla banda della Magliana di Roma. Il Sindaco Severi si era dichiarato lo scorso marzo favorevole alla demolizione se i costi lo avessero consentito. L'amministrazione, valutati i costi, sta adesso prendendo tempo per decidere se eventualmente cambiarne destinazione.
- L'Idit di Siena (Località Isola d’Arbia) (con foto in allegato)
Fu costruito da un'azienda che si proponeva la lavorazione di pelati e che di fatto non ha mai iniziato la propria produzione. Sito nel comune di Siena in Località “Isola d’Arbia”, presenta un grande edificio cilindrico visibile da molti chilometri di distanza. La struttura presenta nel proprio complesso anche altri edifici che attualmente, come dimostrano le foto, versano in una condizione di degrado e abbandono. Il destino per una struttura così degradante dovrebbe essere o l'abbattimento, o almeno il recupero culturale dell'area tramite l'accoglimento della proposta di fare un museo di arte modera. Certo è che così non può rimanere.

L’ufficio stampa di Legambiente Toscana 055/68.10.330


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