26/10/2007 - LEGAMBIENTE: LE COMUNITA' MONTANE PRESIDIANO IL TERRITORIO 

Firenze, 26 ottobre 2007 Comunicato Stampa

LEGAMBIENTE: LE COMUNITA' MONTANE PRESIDIANO IL TERRITORIO
NON SIANO CAPRO ESPIATORIO DEI COSTI DELLA POLITICA


L'articolo 13 della Finanziaria 2008 definisce comuni montani quelli che hanno l’80% del territorio sopra i 500 metri o che hanno almeno il 50% del territorio sopra i 500 metri e il dislivello fra la punta minima e la massima di oltre 500 metri. Applicando questo criterio, in Toscana le Comunità montane, che al momento svolgono funzioni associate per 157 Comuni, scenderebbero da 20 a 8. Un unico criterio altimetrico che ridefinisce la montanità non può tener conto della realtà complessa e diversa, non può davvero ridurre i costi della politica. É meno conflittuale però partire dalle Comunità montane. Questi soggetti infatti sono deboli in termini di voti, poiché rappresentano “solo” 10 milioni di abitanti, sono deboli in termini di Pil, ancora purtroppo considerato come principale parametro da soddisfare per valutare l'efficienza, perché contribuiscono “solo” al 17% di quello nazionale. Sono loro però che presidiano il 54% del territorio nazionale.
“Partire dall'anello debole per contenere i costi della politica significa non risolvere il problema, che invece va affrontato globalmente e a tutti i livelli con attento studio delle diverse realtà - commenta a proposito Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana - Per quanto riguarda il criterio di montanità – continua Baronti - sono diversi i fattori da valutare: dalla dimensione territoriale e demografica all'indice di vecchiaia, fino al reddito medio pro capite, alla pendenza dei terreni, al livello dei servizi, alla distanza dal capoluogo, alla presenza di attività produttive extra-agricole.... e, poiché ogni situazione territoriale ha le sue specificità, si dovrebbe lasciare in definitiva alle Regioni il compito di definire un criterio, il più possibile elastico, di montanità”.
In tutto questo emerge il fatto che ancora la montagna è considerata solo come costo e non come risorsa. Promozione di attività economiche in campo agroambientale, la tutela delle risorse idriche, la difesa del suolo, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la promozione dell’ecoturismo. Ma anche il sostegno alle produzioni biologiche e ai prodotti tipici, quello allo sviluppo e all’integrazione delle filiere di qualità, alimentari e non, e alla loro certificazione, la promozione del risparmio energetico, della bioedilizia e delle fonti rinnovabili di energia, la tutela del suolo e dei piccoli corsi d’acqua, il tentativo di cercare di garantire livelli adeguati di servizi alle popolazioni montane per evitare il progressivo abbandono di queste aree da parte della popolazione. Tutto questo si può chiedere alle Comunità Montane, tutto questo possono offrire attraverso le loro funzioni di coordinamento e programmazione. Tutte funzioni strategiche in vista dell'obiettivo sempre più imminente di una riconversione dell'economia e degli stili di vita verso il paradigma della sostenibilità.
Se da una parte si riconosce la necessità di razionalizzare i servizi, non si può non vedere che in questo caso i tagli cadono sui piccoli comuni e sugli abitanti di quelle comunità montane adesso giudicate “fasulle” ma che invece negli anni hanno lavorato sul territorio per attrarre fondi statali o regionali e anche investimenti attraverso programmi comunitari. La perdita della condizione di montanità farebbe perdere inoltre a Comuni e a cittadini alcune agevolazioni, non solo fiscali, come la possibilità di scuole con pluriclassi, cosa ben lontana dalla dicitura “costi della politica”. Infine, la cessazione della gestione associata di funzioni dovuta alla liquidazione delle Comunità Montane farebbe spostare i costi di queste sui Comuni e non sarebbe strano che la soluzione alternativa da questi adottata fosse la creazione di nuovi consorzi o di altri organismi associativi. La riorganizzazione dovrebbe avvenire nell'ambito di un disegno di riorganizzazione complessiva del sistema istituzionale, fuori dalla legge finanziaria, portato avanti attraverso un percorso più partecipato e coerente.

L’ufficio stampa di Legambiente Toscana: 055/6810330


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