24/11/2007 - SI APRE OGGI IL CONGRESSO REGIONALE: le principali proposte 

Empoli, 24 novembre 2007 Comunicato stampa

LEGAMBIENTE: SI APRE OGGI IL CONGRESSO REGIONALE.

L’ASSOCIAZIONE CHIEDE AL PRESIDENTE MARTINI
UNA LEGGE SUL CONSUMO DEL SUOLO


Legambiente Toscana inizia oggi il suo Congresso Regionale all’ex convento degli Agostiniani. Piero Baronti, presidente uscente dell’associazione che ha deciso di ricandidarsi, nella relazione introduttiva questa mattina ha portato tre proposte significative che riguardano il paesaggio, l’energia e la gestione del ciclo dei rifiuti.
Sul primo tema si ha la proposta alla Regione che Baronti ha fatto sul tema del paesaggio e che ha ricevuto una calda approvazione dai delegati in sala. «Questo congresso – comincia Baronti - avanzerà la proposta di fare una legge sul consumo del suolo come quelle fatte a livello statale in Gran Bretagna nel 2001, governo Blair e in Germania, 1998, ultimo governo Kohl con ministro dell’ambiente Angela Merkel. Ovvero una legge che fissa il limite oltre il quale non si può più costruire. La normativa inglese, ad esempio prevede che il 70% si costruisce solo nelle aree già urbanizzate dove è già costruito o nelle aree industriali dismesse, mentre sul restante territorio si fissa un limite oltre il quale non si può più costruire. La Toscana non è un caso grave per quanto riguarda il consumo di suolo, ma, più che altrove, - continua Baronti - il nostro territorio beneficia della sua bella immagine, che invece spesso è usata dagli speculatori edilizi per far pubblicità alle proprie costruzioni, edificate a danno di questo nostro patrimonio. Esempi come il villaggio turistico in progetto a Seravalle Pistoiese, il villaggio in discussione a Castelfalfi, il nuovo ecomostro che dovrebbe sorgere accanto a quello già presente a Montecatini Alto, sono solo alcuni dei segnali che devono farci riflettere sulla necessità di porre un freno al consumo di suolo. Le leggi tedesche e inglesi citate hanno carattere nazionale, ma in mancanza di provvedimenti del Governo nazionale credo che debbano prendersi un serio impegno in tal senso le istituzioni regionali».
In merito proprio a questa proposta il Presidente della Regione Toscana Claudio Martini, accompagnato a seguire i lavori del Congresso anche da buona parte della Giunta Regionale, ha risposto dicendo di apprezzare la sollecitazione che viene dall’associazione, pur ritenendo il livello nazionale quello maggiormente competente per iniziative in tal senso ed il PIT uno strumento regionale già adatto ad un maggior controllo e rigore nel consumo di suolo. Ha comunque dato la disponibilità della Regione a impegnarsi perché la proposta di una nuova legge sull’urbanistica progettata in Parlamento dalla maggioranza possa arrivare a buon fine. In mancanza di questa, ha concluso poi, la Regione accetterebbe di predisporre una strumentazione maggiore integrativa del PIT.
L’energia è il secondo tema caldo.
«Non si può non partire dalla telenovela del Pier – spiega ancora Baronti nella sua relazione - mi limito a ricordare che alla fine della scorsa legislatura era pronto, dopo di ché non fu approvato e a distanza di anni siamo ancora aspettando. E’ dunque l’ora che esca fuori. Come lo vorremmo? Che ovviamente punti su quello che è stabilito a livello europeo, ovvero il 20-20-20, ma che per quanto riguarda le rinnovabili – avendo noi la Geotermia che ci porta al 30 per cento, fissare come obiettivo entro il 2020 del 50 per cento. Noi sosteniamo tutte le fonti pulite, quindi eolico, solare fotovoltaico, termico, idroelettrico, biomasse, geotermia. Ma riteniamo giusto che ci siano delle leggi che regolano anche gli impianti di energia rinnovabile, delle linee guida o linee di indirizzo. Vogliamo in particolare che il Pier fissi regole ben precise per le biomasse, perché a causa del fatto che queste regole non ci sono, ad oggi sono in piedi nella sola Val di Cornia due progetti per megacentrali a biomasse - di cui uno già approvato - che non hanno niente di ambientale. Siamo contrarissimi a che gli impianti vengano alimentati con olio di palma proveniente da Paesi tropicali; invece siamo favorevoli a quelli piccoli che sfruttano la filiera corta e che utilizzano materiale forestale e agricolo o magari coltivazioni di girasole, ma anche queste nella giusta misura. Non si può inventare una monocoltura di biomasse di girasole». Energia significa anche giocare la partita del gas. «Se ne sta discutendo molto, soprattutto in relazione al metanodotto Galsi riguardo al quale abbiamo l’impressione che la Regione Toscana abbia dormito. Ci domandiamo quindi se davvero è stato così e perché. Resta il fatto che la nostra regione con questo metanodotto e con la probabile realizzazione del rigassificatore di Livorno, per il quale però attendiamo la relazione della commissione degli esperti, diventa la porta di ingresso del gas metano in Europa, e allora bisogna avere dei benefici da questa situazione. Averli in termini di compensazioni ambientali: come la riconversione delle centrali attualmente ancora a olio combustile di Livorno e Piombino. Inoltre, se verrà realizzato come pare il rigassificatore di Livorno, diciamo un fermo no a quello che vorrebbe fare Edison a Rosignano. Noi pensiamo che per uscire dal petrolio evitando di puntare su alternative controproducenti come il carbone o improprie come il nucleare, serva dare una forte spinta alle rinnovabili e al risparmio e all’efficienza energetica, ma anche al gas. Perché è il più pulito tra le fonti fossili e quindi va bene come energia fossile di transizione. Ma siccome il gas metano arriva solo attraverso gasdotti, che arrivano anche da nazioni che hanno governi poco affidabili, a nostro avviso alcuni rigassificatori devono essere fatti. In questa ipotesi, però, due in Toscana sarebbe una follia».
Terzo punto critico, il ciclo dei rifiuti.
«Intanto, bene la legge fatta approvare dall’assessore Bramerini per la riduzione degli Ato a 3. Legambiente lo aveva chiesto ripetutamente anche in passato. Quello su cui bisogna lavorare secondo noi è però sul far decollare la raccolta differenziata. Nel senso che siamo favorevoli alla rd anche porta a porta, ma si deve seguire tutto il ciclo di filiera. Non che si raccoglie in modo differenziato e poi finisce comunque in discarica. Bisogna prestare massima attenzione alla chiusura delle filiere di tutti i prodotti che vengono dalla raccolta differenziata. Cosa sulla quale invece non si discute. Tutta l’attenzione sembra rivolta solo a discariche e inceneritori. Poi c’è da notare che rispetto agli obiettivi che si era data la Regione, raccolta differenziata al 55% entro il 2010 e riduzione dei rifiuti del 15% sempre entro il 2010, sono ancora lontani perché la fotografia attuale è che in generale è ferma la Rd mentre aumenta la produzione di rifiuti a livello non solo nazionale, ma internazionale. Non crediamo quindi che la riduzione si possa affrontare a livello regionale, ma con direttive che influenzino le politiche economiche a livello di Wto e chissà se basta. Infine, senza accelerazioni, ma senza ritirate: occorre costruire pochi nuovi termovalorizzatori secondo le migliori tecniche disponibili, uno per ciascun nuovo Ato, in un’ottica pianificatoria di area vasta, impianti che vadano gradualmente a sostituire tutti quelli di vecchia generazione attualmente in funzione».

Per informazioni, l’ufficio stampa di Legambiente 0556810330


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