03/12/2007 - TERMOVALORIZZATORI: REFERENDUM DI CAMPI BISENZIO 

Firenze, 3 dicembre 2007 Comunicato Stampa


TROPPI TERMOVALORIZZATORI AUMENTANO I CONFLITTI SOCIALI
REFERENDUM DI CAMPI BISENZIO: FOTOGRAFATO UN PREOCCUPANTE CORTO CIRCUITO TRA
INFORMAZIONE, PARTECIPAZIONE E RESPONSABILITA' DECISIONALE


Un referendum contro la termovalorizzazione come quello appena conclusosi a Campi Bisenzio evidenzia senz'altro la conflittualità ancora presente quando si parla di pianificare impianti legati al ciclo dei rifiuti. Il fenomeno, spesso liquidato con la formula della “sindrome Nimby”, non si verifica solo quando si parla di termovalorizzazione (che rappresenta la quarta fase nella gestione dei rifiuti, quel recupero energetico che si dovrebbe cioè trarre dai rifiuti che non possono essere ridotti, riutilizzati o riciclati, e che precede la più problematica fase dello stoccaggio definitivo in discarica) ma si estende oggi anche agli impianti di compostaggio (che recuperando la frazione organica soddisfano la terza R). Varrebbe la pena, a questo punto, aprire una riflessione scevra dalle faziosità ricorrenti in materia, sulla dilatazione parossistica che un argomento di nicchia (la termovalorizzazione) registra nell'ambito del più vasto e ben più impegnativo tema della gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Come se un semplice sì o no all'incenerimento avesse il potere taumaturgico di risolvere i problemi, di dirimere i conflitti. Notiamo inoltre, con sommessa preoccupazione, come il 70% dei cittadini campigiani aventi diritto al voto, si siano astenuti dal prendere posizione non partecipando al referendum. Una partecipazione quindi di fatto mortificata e parziale, che ci consegna in eredità un corto circuito tanto grave quanto evidente. Il corto circuito tra informazione, partecipazione e responsabilità decisionale. Uno stato di empasse in cui è oggettivamente sempre più difficile apportare pacatamente contributi scientifici, capacità di ragionamento ed autonomia di analisi.

Alcuni comitati propongono, come si sa, da tempo l'opzione “Rifiuti Zero”. Obiettivo teoricamente condivisibile ma purtroppo inattuabile, specie nel breve e medio periodo. Alcune grandi città hanno effettivamente adottato il principio, in programmi ambiziosissimi, ma nei fatti si continua a registrare un'alta percentuale di avviamento in discarica dei rifiuti prodotti. La realtà è che i rifiuti non spariranno per decreto: mentre si lotta per la riconversione dell’economia e la trasformazione del modello di sviluppo, i rifiuti continueranno ad essere prodotti. A questo problema reale vanno presentate soluzioni realistiche. Ambientalmente ed eticamente sono accettabili solo quelle proposte di gestione che tengono in considerazione il principio di prossimità, facendo salvo il principio dell'efficacia ma non quello della mancata pianificazione. Queste soluzioni possono essere non allettanti (e, aggiungiamo, impopolari) ma il perseguirne ugualmente l'attuazione pone i soggetti all'interno del principio di condivisione della responsabilità. “Certo – specifica Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana - affinché i conflitti non aumentino e non si diffondano referendum come quello di Campi (in cui chi è andato alle urne, non la maggior parte dei cittadini, ma comunque quasi un terzo degli aventi diritto, si è espresso con un NO tout court alla termovalorizzazione), la pianificazione deve essere ben fatta. Occorre costruire pochi nuovi termovalorizzatori secondo le migliori tecniche disponibili, uno per ciascun nuovo ATO, in un’ottica pianificatoria di area vasta, impianti che vadano gradualmente a sostituire tutti quelli di vecchia generazione attualmente in funzione”.

Per la situazione della Piana, in particolare, Legambiente Toscana chiede alle Istituzioni Pubbliche di prevedere un unico impianto d’area vasta, a gestione interamente pubblica (la “mission” dell’impianto non è infatti quella di aumentare i profitti ma quella di ridurne l’utilizzo) con grande flessibilità di funzionamento e tarato (assolutamente e proporzionalmente) alla programmata riduzione dei rifiuti.


Ufficio stampa di Legambiente Toscana

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