20/02/2008 - PM10 a Carrara: si riveda il PAC! 

Firenze, 20 febbraio 2008 comunicato stampa

PM10 A CARRARA: IL PIANO DI AZIONE COMUNALE DEVE ESSERE RIVISTO:
PER COMBATTERE LE POLVERI SOTTILI
LA VERA DIFFERENZA SI FA COMBATTENDO I BISONTI DEL MARMO

LEGAMBIENTE CHIEDE ALLA REGIONE
DI VAGLIARE NELLO SPECIFICO I CONTENUTI DEL PIANO DI CARRARA

In Toscana i limiti di legge relativi alle concentrazioni di polveri sottili nell'aria sono stati superati in 10 capoluoghi su 10 nel 2006. Migliora il panorama nel 2007, che ha visto superare per più di 35 giorni il limite di 50 microgrammi/mc “solo” 8 capoluoghi su 10. Proprio per porre rimedio a questa situazione, lo scorso anno fu siglato un accordo, tra Regione e Comuni, per la riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti attraverso specifici interventi da pianificarsi localmente (piani di azione comunali). Molti dei piani di risanamento presentati si sono riferiti alle misure di base da adottare individuate dall’apposito gruppo di lavoro Comuni-Province-ARPAT studiato sulla base delle realtà urbane toscane dominate da intenso traffico automobilistico.

“Lo scorso maggio, in pieno allarme legato alle inchieste giudiziarie, è stato siglato l'accordo 2007-2010 per la riduzione di sostanze inquinanti nell'aria - spiega Mariapaola Antonioli, presidente del Circolo di Legambiente Carrara - Conseguentemente sarebbero dovuti partire dei piani comunali di risanamento studiati per colpire le sorgenti locali di emissione. Il PAC di Carrara invece non ci sembra adottare misure efficienti contro la principale sorgente di Pm10, che ripetute analisi dimostrano essere il trasporto dei materiali provenienti dalle cave, non solo blocchi ma anche marmettola e altre polveri. Se nelle altre realtà urbane toscane – continua Antonioli - pur con l’articolato complesso delle misure previste dall’accordo di programma, è ottenibile solo un miglioramento limitato e graduale della qualità dell’aria, a Carrara, se solo si tentasse di colpire la vera fonte dell'inquinamento, attuando ad esempio le misure da noi indicate, sarebbe possibile ottenere un miglioramento consistente e immediato”.

“L'elemento che più disturba in questo caso è che ad un male se ne aggiunge un altro e che rimediando ad uno si farebbe molto anche contro l'altro – aggiunge Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana - Mi riferisco al fatto che vera causa dell'innalzamento della concentrazione delle polveri sottili a Carrara è il traffico pesante, legato alla presenza delle cave di marmo che in questi ultimi anni vengono sempre più depredate creando ricchezza per pochi e disagi e rischi per la maggior parte dei cittadini”.

Dire che prendere provvedimenti in tal senso significa bloccare l'intera economia locale infatti non tiene conto che rispetto agli anni '50 l’occupazione è nettamente diminuita (dai 4500 occupati del 1955 ai circa 900 attuali) mentre è aumentata la produzione di marmo in blocchi, che ha raggiunto il suo culmine nel '95. Da una decina di anni è poi iniziato lo sfruttamento dei ravaneti: le scaglie di marmo abbandonate nei decenni precedenti vengono trasportate a valle e frantumate per farne granulati e carbonato di calcio micronizzato: sono moltissimi i camion che scendono a valle trasportando e disseminando in città queste polveri. Ne deriva la necessità di contingentare i quantitativi annui di marmo escavato (e di ridurre gli scarti prodotti, revocando la concessione alle cave che producono meno del 25% di marmo in blocchi, aspetto previsto dal Piano regionale delle attività estrattive che però attende il regolamento provinciale e quello comunale). Per contingentare i materiali trasportabili a valle va quindi ridotto il numero dei camion. Ma non si faccia di ogni erba un fascio: si lascino passare i camion che trasportano blocchi - che peraltro sono quelli che maggiormente contribuiscono al rendimento economico della città - ma si riducano drasticamente i camion che trasportano detriti. Almeno fino a che i livelli di qualità dell'aria non saranno tornati accettabili.

L'ufficio stampa di Legambiente Toscana 055/6810330

lettera alla regione

Torna ai comunicati stampa