17/04/2008 - LEGAMBIENTE TOSCANA e AMBIENTE E LAVORO TOSCANA SUL PIER 

LEGAMBIENTE TOSCANA E AMBIENTE E LAVORO TOSCANA

Firenze, 17 aprile 2008 Comunicato stampa

LE DUE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
COMMENTANO IL PIANO DI INDIRIZZO ENERGETICO REGIONALE:

BENE SUI PRINCIPI GENERALI E SULL'IMPOSTAZIONE,
ANCORA CARENTE NELL'INTEGRAZIONE CON GLI ALTRI PIANI

OCCORRE UNA MAPPA DEL CALORE PER L'EFFICIENZA ENERGETICA

ANCORA TROPPO TIMIDA LA RICHIESTA
DI NUOVE INSTALLAZIONI DI RINNOVABILI
E DI RISTRUTTURAZIONI ECOEFFICIENTI,
ANCORA TROPPI VINCOLI PER L'EOLICO!


Legambiente Toscana e Ambiente e Lavoro Toscana, le due associazioni ambientaliste presenti al tavolo di concertazione regionale, danno del Piano di Indirizzo Energetico Regionale un giudizio generale positivo. È importante l'affermazione dell'obiettivo europeo del 20-20-20 (20% di riduzione di CO2, aumento del 20% dell'efficienza energetica, 20% di energia da fonti rinnovabili) per il 2020. Positivo è anche il recepimento dell'impostazione ministeriale per quanto riguarda le agevolazioni burocratiche sugli impianti di micro e mini eolico (sono quelli fino a 6 kw e da 6 a 20kw, fino10 m di altezza e da 10 a 30): sotto i 30 kw si può procedere con semplice dichiarazione di inizio attività, senza bisogno di ricorrere a valutazioni di impatto, anche per quanto riguarda le zone di protezione speciale e i siti di interesse comunitario. Per quanto riguarda gli investimenti la scelta del cofinanziamento è coerente con gli orientamenti comunitari (POR) al fine di moltiplicare quelli privati che devono essere incoraggiati anche proceduralmente.

Tuttavia il PIER necessita ancora di alcuni miglioramenti. In particolare il piano dovrebbe integrarsi maggiormente con la restante pianificazione regionale. Effettivamente si prevede l'obiettivo di integrare il piano con la futura revisione del Piano Regionale per la logistica e i trasporti, ma questo appare comunque insufficiente dal momento che nel piano non si richiamano minimamente obiettivi strategici sui temi della mobilità e del trasporto e che proprio questi fattori invece hanno enormi costi in termini energetici e quindi di emissioni di CO2. Sarebbe allora opportuno che il rapporto tra il PIER e gli altri piani regionali fosse analogo a quello che si è strutturato con il Piano di Indirizzo Territoriale: entrambi enunciano principi da seguire per il governo del territorio e l'uno si adatta e si integra con l'altro. La testimonianza di questa mancata integrazione è per esempio l'assenza di qualsiasi collegamento con il piano CO2: nel PIER le direttive sulla necessità di ridurre le emissioni climalteranti si limitano all'accettazione del generale 20-20-20.

Altro punto migliorabile del PIER è la mancata previsione di un aggiornamento annuale degli obiettivi. Mancanza che appare tanto più incomprensibile se si pensa che proprio nella L.R. 39/2005 la Regione prevedeva questa revisione annuale da approvare con delibera di giunta.

Ma la carenza principale di questo piano energetico è senz'altro l'assenza di una mappa del calore. Per promuovere l'efficienza energetica occorre un uso razionale dell'energia e risparmio energetico. È noto che tutte le attività umane ed i processi energetici disperdono calore in aria o in acqua, provocando in questo modo un impatto ambientale in loco ed un aumento del surriscaldamento globale. Per limitare i danni e poter comunque recuperare energia, le due associazioni ambientaliste hanno proposto di predisporre una mappa del calore, in modo da mettere in luce i territori in cui il calore è inutilmente disperso. Attraverso questi dati si potrebbero studiare strategie per risolvere i problemi di efficienza energetica di specifici territori e si potrebbe disporre delle informazioni utili a decidere se in un area è davvero opportuno provvedere alla realizzazione di impianti di produzione energetica ulteriori oppure se si potrebbe coprire il fabbisogno con altri metodi. La mappa del calore è quindi il primo passo da fare per evitare che il calore prodotto assolva ad un solo fine specifico, per poter permettere così maggiore efficienza. Ancora per quanto riguarda il tema dell'efficienza energetica, il piano enuclea giustamente le inadeguatezze dell'edilizia, manca però di dare misure cogenti per attaccare questa debolezza. In primis sugli edifici pubblici, ma anche sull'edilizia popolare sovvenzionata, sulle ristrutturazioni, sui restauri conservativi e su ogni altro intervento edilizio, si deve insistere affinché siano adottate tutte le tecnologie esistenti per ottimizzare la produzione e l'efficienza energetica, come con l'installazione di pannelli per il solare termico, per il fotovoltaico o con le pompe di calore. In particolare, è necessario che dall'incoraggiamento si passi all'obbligatorietà: là dove il PIER afferma che “l'ente locale può...”, un governo che voglia affrontare il problema energetico non solo in termini di risparmio economico, deve avere il coraggio di sostituire i “può” con i “deve”.

L'approccio alle fonti energetiche rinnovabili appare problematico soprattutto per quanto riguarda l'eolico sopra i 30 mw. Legambiente e Ambiente e Lavoro valutano positivamente la realizzazione delle due cartografie: la mappa dei vincoli e quella del vento; criticano però la lettura congiunta che ne viene data. La prima carta individua infatti il territorio in cui, anche in presenza di venti costanti, l'eolico non può essere impiantato dal momento che sarebbe troppo impattante per biodiversità e paesaggio. È una mappa che quindi sottrae dal campo di discussione una parte del territorio toscano. La mappa del vento appare più problematica, soprattutto per l'utilizzo che se ne vuole fare. Il ragionamento dovrebbe essere rovesciato rispetto a quello proposto dalla Regione: la sovrapposizione delle cartografie non deve servire ad escludere tutti i siti fuori dalle aree vincolate in cui le previsioni di ventosità sono scarse, ma ad indicare in quali zone non vincolate sia più probabile trovare condizioni tali da sfruttare al meglio gli impianti di produzione di energia eolica. Tanto più che la mappa del vento, inevitabilmente, non è fatta sulla base di accurati studi scientifici (che richiederebbero rilevazioni costanti e durature in loco, finanziabili solo quando si preparano gli studi preliminari alla realizzazione di un impianto) ma sulla base di proiezioni. Le due associazioni sono quindi fortemente preoccupate per i risultati che emergerebbero incrociando le due cartografie, cioè dall'identificazione per questa strada delle aree vocate alla pianificazione energetica per l'eolico. Si tratterebbe di 15-25 grandi aree vocate entro le quali realizzare l'obiettivo per il 2015 di una potenza di 300 mw di eolico installati, il che significa quindi, per espressa menzione del PIER, pensare di raggiungere l'obiettivo solo per mezzo di parchi eolici di elevata potenza (tra i 15 e i 25 MW). Ma, lo hanno detto più volte gli ambientalisti, la strada maestra per la conversione alle rinnovabili non deve essere quella dei grandi impianti ma la realizzazione di impianti piccoli, quindi poco impattanti, e diffusi, per avvicinare la produzione all'utenza e diminuire quindi la dispersione energetica. Non ultimo, questa impostazione pone problemi di governance. Nella pianificazione degli impianti occorre raggiungere una dimensione sovracomunale, affinché un intero pool di comuni possa scegliere la situazione ottimale ed interloquire con una forza più equilibrata con le aziende multinazionali dell'eolico.

Ultima nota dolente di questo PIER è purtroppo l’assenza di un qualche tentativo di coniugare le scelte energetiche con quelle occupazionali. Ogni previsione programmatica (pubblica o privata che sia), invece, relativa a piani attuativi, progetti, impianti per le energie rinnovabili, ma anche per la conversione di vecchi impianti, per lo sviluppo della cogenerazione o per il risparmio energetico, deve essere accompagnata sempre da piani industriali che si dettaglino anche sulle risorse occupazionali sia in termini di quantità che di qualità del lavoro, collegandosi per questa via ai piani di investimento dei fondi regionali ed europei.

L'ufficio stampa 055/6810330

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