23/05/2008 - Pesticidi nel piatto 2008 

Firenze, 23 maggio 2008 Comunicato Stampa

Terra Futura
23-25 maggio Firenze, Fortezza da Basso

Pesticidi nel piatto 2008
Legambiente presenta il rapporto annuale sui residui chimici nell'ortofrutta

Quasi metà della frutta contaminata, mele e agrumi i più inquinati
Lieve miglioramento generale, ma preoccupano i pesticidi in vino e olio

La performance toscana è migliore di quella nazionale
l'olio qui prodotto è completamente libero da residui.

Neonicotinoidi principali imputati della scomparsa delle api,
ma l'Italia ancora non li sospende


E' ancora la frutta la regina dei fitofarmaci, più "inquinata" rispetto alle verdure. Rimane ancora alta al 47,4% la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui, mentre continua a risultare meno problematica la verdura analizzata di cui risulta contaminata il 15,4%. Ad aumentare, in modo significativo e correlatamene all'aumento del numero dei controlli, è invece la contaminazione dei prodotti derivati, tra i quali olio e vino, di cui ben il 18,3% contiene uno o più principi attivi.

Sono questi i risultati di Pesticidi nel piatto 2008, il dossier di Legambiente sulla presenza di residui chimici nell'ortofrutta, realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2007. A presentarlo, questa mattina a Terra Futura, la mostra convegno alla Fortezza da Basso di Firenze, il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni, Francesco Panella, presidente UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani), Fausto Ferruzza, direttore di Legambiente Toscana, Michele Mazzetti e Roberto Gori, rispettivamente responsabile e direttore tecnico Arpat Toscana.

In generale, la percentuale dei campioni irregolari di prodotti ortofrutticoli (cioè fuori legge per superamento dei limiti di concentrazione di residuo chimico o per uso di pesticidi non autorizzati) registra un lievissimo miglioramento, con l'1% dei campioni irregolari contro l'1,3 dello scorso anno, mentre sale leggermente la percentuale di campioni con uno o più residui passando al 28% dal 27,2 del 2007. Un risultato che testimonia sicuramente una maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli nell'uso sempre più attento della chimica nel campo, alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un'agricoltura di qualità.

Tra i casi eclatanti, anche quest'anno come nel 2007, le mele che ormai sembrano rappresentare più il frutto della strega di Biancaneve che il famoso stratagemma per stare in salute e togliersi il medico di torno: solo il 38,8% è ancora esente da pesticidi, mentre il 26% dei campioni analizzati presenta un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e addirittura l'1,1% risulta irregolare. Altri frutti poco "naturali" sembrano essere gli agrumi: su 746 campioni analizzati 14 risultano irregolari (1,9%), 386 regolari senza residuo (51,7%), 219 regolari con un residuo (29,4%) e ben 127 (pari al 17%) contaminati da più di un residuo.

Oltre l'81,6% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 18% presenta uno o più residui e lo 0,3% è proprio irregolare.

Un segnale preoccupante arriva, invece, dalle analisi dei prodotti derivati, in cui si è registrato un aumento dei casi di contaminazione, particolarmente nei campioni di vino e olio. Un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei prodotti tipici del made in Italy e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi di frutta e omogeneizzati.

Nel dettaglio, i campioni di prodotti ortofrutticoli e derivati analizzati nel corso del 2008 dai laboratori pubblici provinciali o regionali sono 10.048 con una diminuzione delle analisi effettuate pari al 4,2 % rispetto all'anno precedente. Anche nel 2008, risulta molto vario il comportamento dei diversi laboratori rispetto al numero di analisi effettuate e ai principi attivi ricercati, con il Molise che si conferma "Maglia Nera" nazionale per non aver saputo ancora fornire i dati richiesti.

"Il costante anche se lento miglioramento dei dati – ha dichiarato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente – conferma la validità delle battaglie a favore di un'agricoltura di qualità, il più possibile sana, stagionale e legata al territorio. Pur aumentando le evidenze scientifiche della gravità dei pesticidi sulla salute umana e ambientale non si è ancora provveduto a cambiare una legislazione ferma da trent'anni che non prevede ancora un limite alla somma di più residui nello stesso alimento, ignorando il principio di precauzione. Continuano ad essere tollerate, infatti, concentrazioni singolarmente consentite di più principi attivi su uno stesso prodotto, con potenziali sinergie anche tra sostanze che, come il procimidone, il vinclozolin o il captano, l'Epa - l'americana Environmental protection agency - ha da tempo classificato come possibili o probabili cancerogeni".

Va sottolineato, infatti, che la normativa vigente non considera ancora la questione del multiresiduo: la presenza contemporanea, entro i limiti di legge, di più principi attivi su uno stesso prodotto. Così si continuano a registrare "campioni da record", prodotti considerati in regola ma che presentano contemporaneamente numerose concentrazioni di residui di fitofarmaci diversi, i cui effetti sulla salute e sull'ambiente andrebbero adeguatamente verificati. Ad aggiudicarsi il record quest'anno è un campione d'uva bianca proveniente dalla Sicilia che contiene ben 9 residui di pesticidi. 6 residui sono stati rilevati su un campione di uva nera siciliana e su 11 campioni di agrumi provenienti dalla Spagna e dalla Calabria analizzati nel Lazio. Numerosi campioni di pere con oltre 5 principi attivi sono stati, poi, segnalati dall'Emilia Romagna, mentre una banana con 6 residui è stata segnalata dalla Lombardia, che registra anche una mela Golden con 5 principi attivi e due campioni di uva italiana con 6 e 5 residui. Pesche contaminate da 5 diversi pesticidi sono state segnalate dai laboratori della Sardegna, mentre ancora dalla Sicilia vengono registrati casi eclatanti di pomodorini a grappolo di produzione locale con 8 e 7 residui contemporaneamente.

Tra i derivati, invece, i campioni decisamente fuorilegge sono 6 (3 oli di oliva in Puglia, 2 in Lombardia e un vino sempre analizzato in Puglia), su 1.917 prodotti.

"La Toscana svolge regolarmente un buon numero di analisi accurate sui prodotti alimentari - ha spiegato Fausto Ferruzza, direttore di LegambienteToscana - Ci rallegriamo sia dell'attenzione mostrata da chi è preposto ai controlli che dei risultati che da questi emergono rispetto ad altre realtà regionali. I residui nei nostri alimenti sono minori rispetto alla media nazionale, soprattutto per quanto riguarda la frutta ("solo" 36% di prodotti con residui). I prodotti che risultano proprio irregolari, invece, su un totale di 988 campioni analizzati tra frutta, ortaggi e derivati, sono soltanto due. Le analisi sull'olio rilevano che tale prodotto appare sempre regolare e senza residui. Purtoppo non si può dire altrettanto sul vino, che nel 14% dei casi, anche se regolare, qualche residuo lo contiene. Sembra comunque che pian piano il principio dell'importanza dell'agricoltura di qualità nella nostra regione si stia facendo strada".

Ecco infatti sinteticamente le principali differenze tra i dati toscani e quelli nazionali. I campioni controllati risultati regolari e senza residui in Toscana sono per la frutta il 64%, contro una media nazionale del 52,6%. Buona la differenza anche rispetto ai derivati: 88,9 contro 81,6%. Meglio della media nazionale anche per quanto riguarda le verdure, ma in qesto caso il distacco è minore: 82,8 contro 84,6.

L'attenzione al tema della chimica in agricoltura deve rimanere alta e sollecitare la ricerca di nuovi e meno impattanti metodi di produzione.

Va segnalato infatti, che anche quest'anno – e in misura ben più evidente e preoccupante del passato – si sono verificate le morie delle api e gli spopolamenti degli apiari in corrispondenza delle semine effettuate con semi conciati e con la dispersione di molecole neonicotinoidi nei campi.

A lanciare l'allarme sono state ancora una volta Legambiente e Unione nazionale associazioni apicoltori italiani che insieme hanno rivolto un appello al Governo per la sospensione immediata degli insetticidi killer, e per l'aggiornamento delle procedure di autorizzazione che tengano in ben altro conto l'impatto ambientale delle nuove e potentissime molecole tossiche persistenti nell'ambiente.

"La Francia – ha dichiarato Francesco Panella – da molti anni ha sospeso l'uso di queste molecole su tutte le colture visitate dalle api e dagli altri insetti impollinatori. Qualche giorno fa è stata la volta della Germania. In Italia invece nonostante i ripetuti allarmi e le denunce di apicoltori e ambientalisti rischiamo che con la prossima semina si riproponga lo stesso disastro. Bisogna sospendere d'urgenza, sulla base del principio di precauzione, le autorizzazioni d'uso dei preparati a base di clothianidin, thiamethoxam, fipronil e imidacloprid e rivedere le procedure per una seria, trasparente valutazione pubblica dell'impatto ambientale dei prodotti chimici usati in agricoltura".

Tornando al rapporto, nel complesso, le analisi condotte sui prodotti derivanti da agricoltura biologica sono ancora molto esigue. Il totale dei campioni bio analizzati in Italia è inferiore a 400 prodotti, un dato molto scarso se paragonato agli oltre 10.048 campioni di agricoltura tradizionale. I dati relativi a queste analisi hanno perciò scarso valore statistico, soprattutto se si considera che 10 regioni su 15 fanno controlli su meno di 15 campioni.

I principi attivi più spesso riscontrati - sia nei campioni irregolari che in quelli regolari - sono Chlorpirifos, Procimidone, Captano, Carbofuran, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato, Ditiocarbammati, Endosulfan, Fenitrotion, Imazalil, Malathion, Metalaxil, Tiabendazolo.

L'ufficio stampa Legambiente:

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