23/05/2008 - Dossier sui diritti umani e ambientali - Legambiente e Amnesty International 

Roma, 23 maggio 2008 Comunicato stampa

Terra Futura 23-25 maggio Firenze, Fortezza da Basso

Legambiente e Amnesty International presentano il
Dossier sui diritti umani e ambientali

150 milioni di profughi ambientali entro il 2050
L'Italia non solo destinazione, ma anche punto di partenza


Sono molto più numerosi dei rifugiati politici, etnici o religiosi ma ufficialmente non esistono, non sono tutelati dalla Convenzione di Ginevra, né beneficiano di alcuno status giuridico internazionale: è questa la preoccupante condizione di decine di milioni di profughi ambientali descritta dal "Dossier sui diritti umani e ambientali", realizzato da La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, e Amnesty International. A presentarlo questa mattina a Terra Futura, la mostra convegno internazionale in corso alla Fortezza da Basso di Firenze, Maurizio Gubbiotti della segreteria nazionale di Legambiente, Alessandro Palchetti, coordinatore diritti economici e sociali di Amnesty International, Flaviano Bianchini, ricercatore ambientale e attivista dei diritti umani, Luciana Delfini, docente di Economia dell'ambiente all'Università di Cassino e Elisabetta Galgani, caporedattore della Nuova Ecologia.

Secondo il dossier, sono 150 milioni le persone che, dai dati Onu, rischiano di dover abbandonare le loro terre entro il 2050 in seguito ai devastanti effetti del cambiamento climatico. In particolare l'UNDP (United Nations Development Programme) stima che sono 344 milioni le persone esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 milioni a siccità e 2,3 milioni a frane, mentre le ultime proiezioni dell'IPCC indicano che 250 milioni di individui sarebbero minacciati dalla crisi idrica. Dall'America Latina all'Asia, la scarsità nelle riserve di acque rischia di ridurre del 50% la produzione agricola in diverse aree del pianeta mentre l'innalzamento dei livelli del mare costituisce una minaccia per quasi due miliardi di persone. Altrettanto rilevanti le ripercussioni che l'aumento del numero di profughi ambientali potrebbe determinare sugli equilibri geopolitici mondiali: un recente studio dell'Unione Europea prevede che un nuovo flusso di migranti arriverà nel vecchio continente entro il 2020, facendo aumentare la pressione migratoria e trascinando con sé un probabile aumento delle tensioni sociali già esistenti.

"Appare sempre più necessario aprire una nuova stagione in cui l'ambiente, la salute e il lavoro divengano diritti prioritari – afferma Maurizio Gubbiotti della segreteria nazionale di Legambiente –. Il problema non è quindi solo legato al riconoscimento di uno status giuridico ai profughi ambientali, la vera urgenza consiste nel capire che molte questioni legate all'ospitalità e all'accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici".

Anche l'Italia ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale: il rischio desertificazione, triplicato negli ultimi 20 anni, riguarda già il 27% della superficie della Penisola, con punte del 60% in Basilicata, del 47% in Sicilia e del 31% in Sardegna. Secondo i dati del rapporto Enea 2006, il progressivo inaridimento del suolo coinvolgerà, nel corso dei prossimi decenni, anche la Campania, il Molise e la Puglia, creando i presupposti di una vera e propria emergenza ambientale. Uno scenario che induce quindi a considerare il nostro Paese non solo come destinazione ma anche come punto di partenza per i nuovi rifugiati ambientali.



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