15/07/2008 - LEGAMBIENTE TOSCANA E WWF TOSCANA su PFV PROVINCIA DI FIRENZE 

LEGAMBIENTE TOSCANA E WWF TOSCANA
CRITICANO IL PIANO FAUNISTICO VENATORIO 2006-2010
DELLA PROVINCIA DI FIRENZE:
“NON SI TIENE AFFATTO CONTO DELLA TUTELA AMBIENTALE”

TROPPE DELEGHE AGLI ATC,
SCAVALCATO L'ISTITUTO NAZIONALE FAUNA SELVATICA,
ABBATTIMENTO COME UNICO METODO DI GESTIONE
DELLE (MAL CENSITE) POPOLAZIONI,
VIA LIBERA ALLA CRUENTA “CACCIA ALLA TANA”:

ECCO LE MODIFICHE APPROVATE IERI IN CONSIGLIO PROVINCIALE CHE
NON PIACCIONO PROPRIO AGLI AMBIENTALISTI


La nuova versione del Piano Faunistico Venatorio votata ieri in Consiglio Provinciale è stata approvata in assenza delle osservazioni delle associazioni ambientaliste. É avvenuto perché la documentazione è stata fornita con molto ritardo. Impossibile dunque rispettare i termini di consegna. Fatto sta che alla fine il Consiglio Provinciale non ha accolto nessuno dei suggerimenti proposti, seppure in extremis.

“Quello che risulta dunque è un Piano pessimo - spiegano Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana e Guido Scoccianti, presidente di WWF Toscana - che, non tenendo in considerazione politiche di tutela ambientale, consegna in toto all'attività venatoria la gestione faunistica. In particolare - continuano i presidenti regionali delle due associazioni - secondo le nuove modifiche la gestione faunistica è consegnata ai singoli ATC, unità di gestione che non possono avere la capacità di indirizzo fino ad ora invece in capo ai preposti uffici della Provincia di Firenze”.

La Provincia dunque, invece di limitarsi a recepire quanto proposto dagli ATC, dovrebbe svolgere ancora un ruolo di coordinamento e controllo, questo per dare indirizzi gestionali univoci sull’intero territorio provinciale. Inoltre quando si parla di fauna, si ha a che fare con popolazioni che si spostano sul territorio, per questo non ci si può riferire unicamente alle unità di gestione.

Parallelamente al potenziamento del ruolo degli ATC, questo Piano, in merito alle regole tecniche di gestione, depotenzia l'Istituto Nazionale Fauna Selvatica, un istituto previsto dalla legge 157/92.

Grande insoddisfazione emerge anche perché in pratica l'unico metodo di gestione delle popolazioni proposto è quello dell'abbattimento. Devono invece essere anche considerati, come integrazione, altri metodi di controllo delle popolazioni, che siano meno cruenti e che tengano conto anche della generale evoluzione culturale dei cittadini. Tra questi la prevenzione dei danni, la cattura ed eventuale spostamento o sterilizzazione degli individui.

Fonte di rammarico è anche il modo in cui si calcola l'impatto della fauna e dunque il numero di abbattimenti da prevedere: invece di tener conto dei danni reali e accertati, si fa riferimento a semplici denunce.

Infine, con le modifiche al presente piano si è dato il via libera alla “caccia alla tana” e alla “braccata alla volpe”. Il primo in particolare è un tipo di caccia estremamente cruento, non solo per la specie in questione dato che rischia di provocare l'uccisione anche di molti altri piccoli mammiferi. Per questo, secondo le due associazioni, andrebbe espressamente vietato, insieme all'espresso divieto di allevamento di cani per tali attività e di finanziamento pubblico per il loro acquisto.

Ufficio Stampa Legambiente Toscana - ufficiostampa@legambientetoscana.it -

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