22/10/2008 - LIQUAMI IN ARNO. LEGAMBIENTE LANCIA UN APPELLO ALLE ISTITUZIONI 

Firenze, 22 ottobre 2008 Comunicato Stampa

LIQUAMI IN ARNO:
APPELLO DI LEGAMBIENTE A REGIONE E AD AUTORITÀ DI BACINO

I CITTADINI PAGANO MA IL FOGNONE ANCORA NON SI FA
E INTANTO RIMANE SCADENTE
LA QUALITÀ DELLE ACQUE DEL FIUME PIÙ IMPORTANTE DELLA TOSCANA

Insorge Legambiente Toscana in merito alla notizia apparsa questa mattina sulle pagine del Corriere Fiorentino e confermata dall'ATO sui ritardi nella costruzione del fognone.

«Già l'aver solo pensato di ritardare, o addirittura sospendere, i lavori per l’emissario in riva sinistra d’Arno, il famoso "fognone", che porterebbe al depuratore di San Colombano reflui di 160.000 abitanti equivalenti che oggi invece finiscono nel fiume, sarebbe scandaloso - ha dichiarato l'associazione ambientalista - ma quello che si apprende, solo oggi purtroppo, invece è che il gestore Publiacqua ne aveva ipotizzato addirittura l'annullamento per tagliare sui costi».

Poi il buon senso ha prevalso e i lavori per l’opera non sono stati interrotti (anche perché era inserita in un accordo di programma Stato-Regione ed era già finanziata da parte della tariffa) ma sorgono ulteriori problemi "tecnici e burocratici".

«Si rimanda ancora, quindi - continua Legambiente Toscana - il risanamento del fiume più importante della regione, nonostante che la normativa prevedesse la depurazione delle acque di Firenze (città sopra i 150mila abitanti) entro il 2000. Tra l’altro la criticità fiorentina contribuisce in buona parte al deficit depurativo dell’intera Regione».

«L'attuale situazione - continuano gli ambientalisti - è dovuta a ritardi “storici”: in primis all'attuazione assurda della politica dei due tempi, che vede i gestori pensare prima all’approvvigionamento idrico e poi alla corretta restituzione delle acque, ma non sono da sottovalutare, in questo caso, neanche le lentezze dei Comuni, che hanno ritardato le autorizzazioni ambientali per il posizionamento del tubo sul territorio».

Per Legambiente non si può più tergiversare: l'Arno, secondo i dati Arpat, a valle di Firenze, più precisamente alla stazione di Camaioni, è in una situazione qualitativa scadente e secondo un altro monitoraggio Arpat con bioindicatori come le diatomee, la situazione avvicinandosi a Firenze è ancora peggiore. Ad affrettare l'urgenza il fatto che il decreto 152/2006 che ha recepito la direttiva acque 2000/60 sancisce che per il 2015 tutte le acque dovrebbero avere una qualità buona. Ad oggi quell’obiettivo appare tuttavia irraggiungibile. Per questo Legambiente si appella alle istituzioni, in particolare alla Regione e all'Autorità di Bacino, affinché insorgano accanto agli ambientalisti per chiedere di stringere i tempi. «Qui non si tratta di una semplice querelle tra Ato e gestore - conclude Legambiente Toscana - ma di una “brutta pagina” per le politiche ambientali della Regione Toscana».



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