04/11/2008 - anniversario alluvione: Legambiente fa il punto su attuazione Piano Bacino Arno 

Firenze, 4 novembre 2008 Comunicato Stampa

Nell'anniversario dell'Alluvione,
Legambiente fa il punto sullo stato degli interventi
di attuazione del Piano di Bacino dell'Arno.

Per realizzare gli interventi di prevenzione del rischio
si prevedeva di spendere 200 milioni di euro, ad oggi ne sono stati trovati solo 63.

Quadro cupo anche per quanto riguarda la messa a norma
per la qualità delle acque del più importante fiume della regione

A meno di due settimane dalla denuncia sullo stato di qualità delle acque del fiume Arno a valle di Firenze e nell'anniversario dell'Alluvione che nel '66 ricoprì di fango la città capoluogo e buona parte dei paesi sull'asta del fiume, Legambiente Toscana presenta un quadro dei ritardi e delle difficoltà che si prospettano per di attuare le previsioni del Piano di Bacino dell'Arno.

Risale al 15 febbraio 2005 l'approvazione da parte del Comitato Istituzionale dell' Autorità di bacino dell´Arno dello stralcio del piano di bacino che indicava gli interventi prioritari sull'assetto idrogeologico, di cui si prevedeva il finanziamento con l'accordo di programma per la messa in sicurezza dell’Arno firmato a Roma tre giorni dopo dall'allora Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio Altero Matteoli, dal Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini e dall'ex Segretario Generale dell'Autorità di bacino dell´Arno, Giovanni Menduni dell'ADBArno.

Una serie di interventi per mettere in sicurezza circa 200 km di fiume, dal basso Casentino fino a Pisa, che stando alle previsioni sarebbero costati 200 milioni di euro (i progetti sono invece arrivati a richiederne 280), da finanziarsi, secondo l'accordo, per il 50 per cento dallo Stato e per il restante dalla Regione e dal sistema degli enti locali.

Ad oggi però ci sono a disposizione solo 63 milioni di euro per coprire gli interventi e l'unico caso in cui i lavori pianificati sono iniziati è la realizzazione del primo lotto della Cassa di espansione Le Padulette in Valdarno: anche qui però si registra uno scollamento tra le disponibilità economiche ed il costo previsto per l'opera. Sono solo due gli interventi per cui è già assicurata la copertura totale dei costi: si tratta di quello relativo alla costruzione della cassa di espansione Roffia 1 Piaggioni nell'Empolese Valdelsa, i cui lavori sono già stati appaltati, e quello della cassa di Peccioli. Rispettivamente 17,5 e 2,5 milioni di euro, il 30% dei fondi finora stanziati.

A procedere a rilento poi non sono solo gli stanziamenti, secondo Legambiente, che accusa anche l'estrema lentezza con cui si stenta a conferire nuovamente i pieni poteri all'Autorità di Bacino dell'Arno, il cui segretario, da quando oltre un mese fa Menduni è stato chiamato a Roma alla Protezione Civile, è vacante. Eppure, suggerisce l'associazione al Ministro Prestigiacomo, si potrebbe già procedere con una rapida soluzione interna.

Sempre in tema di pericolosi ritardi, Legambiente ritorna sull'urgenza di affrettare i lavori per l’emissario in riva sinistra d’Arno, il famoso "fognone" di Firenze, che dovrebbe portare al depuratore di San Colombano i reflui di 160.000 abitanti equivalenti che oggi invece finiscono nel fiume. Considerando che la normativa prevedeva già per il 2000 la depurazione delle acque di Firenze (città sopra i 15mila abitanti) e che la criticità fiorentina contribuisce in buona parte al deficit depurativo dell’intera regione, lungaggini ulteriori nel risanamento del fiume più importante della Toscana rischierebbero di non permettere neanche il raggiungimento dello standard imposto dal decreto 152/2006, di recepimento della direttiva acque 2000/60, che sancisce che per il 2015 tutte le acque abbiano una qualità "buona".

Parlando di gestione fluviale, inoltre, siamo oramai costretti ad affrontare un'altra criticità, la maggiore, che già oggi si fa sentire e a cui nei prossimi anni dovremmo far fronte. Si parla della carenza idrica, fenomeno accresciutosi anche in relazione ai cambiamenti climatici. Mediamente, nel bacino sperimentale del Casentino, si parla di una riduzione delle portate del 30% nel periodo 1971-2006 rispetto al periodo precedente (1930-1970) e ciò si verifica specialmente nei mesi invernali.

«La situazione attuale - hanno dichiarato Piero Baronti e Federico Gasperini di Legambiente Toscana - è particolarmente grave se si considera che la maggior parte dei cittadini toscani vive sul Bacino dell'Arno e che qui si produce una bella fetta del Pil della regione: la superficie soggetta ad esondazione per eventi consistenti rappresenta lo 0,3 % del territorio nazionale mentre nella stessa superficie si produce il 2% del Pil nazionale. Non si può quindi attendere ancora per mettere l'area in sicurezza, tutelare la risorsa idrica dal punto di vista quantitativo, nè per migliorare la qualità delle acque».

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