21/01/2009 - Apuane: Traforo della Tambura 



Firenze, 21 gennaio 2009 Comunicato Stampa

Legambiente e Uncem Toscana sul Traforo della Tambura:
non è una priorità e sconvolge l'ambiente.

Viabilità minore e banda larga,
trasporto pubblico locale e pulmini scolastici,
servizi ai giovani e presidi sanitari:
si investano quei 25 milioni di euro
su queste voci anziché su una nuova, ipotetica e devastante grande opera

Sotto al Monte Tambura, la seconda montagna per altezza della catena delle Alpi Apuane, al confine tra la Provincia di Lucca e quella di Massa-Carrara, in pieno Parco Regionale delle Alpi Apuane, il Ministro Matteoli ed il Sindaco di Vagli di Sotto vorrebbero scavare un tunnel di 4,5 km per collegare il Comune di Vagli nell'Alta Garfagnana con Resceto, in Versilia. Un'opera dall'ingente impatto sull'ecosistema montano e che arrecherebbe danni non prevedibili agli acquiferi carsici della zona mettendo a rischio portata e/o potabilità delle acque delle sorgenti che alimentano gli acquedotti delle maggiori città della Toscana del nord.

Andando oltre l'evidente incompatibilità della scelta sotto il profilo ambientale, l'ipotesi del traforo appare, ad una prima valutazione, poco conveniente anche dal punto di vista politico. Il punto, per Uncem e Legambiente, è che il traforo non è una priorità e non aiuterà l'area a svilupparsi.

“La mancanza di grandi arterie di traffico è oggi un vantaggio competitivo per la Garfagnana e la Valle del Serchio – ha dichiarato Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana - gli investimenti pubblici volti a valorizzare la valenza naturalistica e agricola di queste montagne, come i programmi Leader, stanno dando i loro frutti e la zona si sta affermando sempre più come meta per un turismo sostenibile. Tentare invece di omologare quest'area ad una qualsiasi altra zona industriale, senza peraltro alcuna speranza di poterci riuscire, attraverso la realizzazione di un'opera devastante dal punto di vista ambientale, sarebbe irresponsabile. Se il governo dispone davvero di quei 25 milioni di euro che dedicherebbe al traforo e se ha a cuore il benessere di quell'area e non il marmo e il carbonato di calcio provenienti dalla perforazione o il business dei grandi appalti che si muoverebbe con l'inizio dei lavori, sarebbe meglio che si risolvesse a stornarli su altri interventi di scala assai più modesta ma fortemente strategici”.

Volendo rispettare il vincolo all'utilizzo dei fondi per infrastrutture le due associazioni suggeriscono di tenere presenti gli interventi di adeguamento e di messa a norma delle strade comunali, ad oggi strette ed in condizioni disagiate, la cui manutenzione costa troppo per essere operata a carico dei soli bilanci comunali, e di tutto il sistema viario in generale. “Parlando di interventi più consistenti - suggerisce Emiliano Favilla, assessore alla viabilità, all'ambiente e alla protezione civile della Provincia di Lucca - le risorse del traforo, se esistenti, cosa di cui al momento non vi è alcuna conferma, debbono essere portate su di un tavolo di confronto con tutti gli Enti, quindi Regione, Province di Lucca e Massa e i Comuni della Garfagnana, dell'Alta Versilia e della Lunigiana, nonché tutte le associazioni interessate (industriali, sindacali ecc.) e lì capire quali sono le priorità, le questioni ambientali e tutte le problematiche della mobilità locale”.

Tali fondi potrebbero essere utilizzati, ad esempio, sulla strada regionale 445 che collega la lucchesia alla lunigiana ed il cui adeguamento richiederebbe circa 15 milioni di euro, oppure sulla modernizzazione della ferrovia Lucca-Aulla, od oggi un binario unico non elettrificato che con convogli obsoleti collega le due vallate apuane. Più in generale, gli enti locali della provincia di Lucca saprebbero bene come far fruttare quei finanziamenti svolgendo ad esempio servizi di trasporto pubblico locale per collegare le località della vallata o per potenziare quello scolastico, particolarmente oneroso nelle impervie e poco abitate aree montane. Sempre a livello di infrastrutture, quello che davvero serve a quest'area è il completamento della banda larga, via di comunicazione del XXI secolo. Se poi questi fondi non fossero destinabili unicamente alle infrastrutture, in Garfagnana e Valle del Serchio ne servirebbero per la messa in sicurezza dal rischio sismico delle scuole, per aumentare i presidi sanitari o i servizi per i giovani.

"Se questi fondi fossero erogati agli enti locali della montagna - ha dichiarato il presidente di Uncem Toscana Oreste Giurlani - probabilmente si riuscirebbe a moltiplicare l'investimento così come avviene ad esempio per i finanziamenti che arrivano dal fondo per la montagna, che per ogni milione di euro investito riescono ad attivare ulteriori risorse, di provenienza pubblica e privata, pari a 3 milioni di euro. Anche prendendo l'esempio di un settore che di per sé non attira molte risorse aggiuntive, come quello dei trasporti e della viabilità minore, con i finanziamenti erogati dal fondo per la montagna, destinati soprattutto ad interventi relativi alla sistemazione e alla manutenzione straordinaria delle strade minori e dei sentieri, a partire da poco più di 3 milioni di euro si sono attivati 4,5 milioni di euro di investimenti ulteriori". Percorrendo questa logica quindi, i 25 milioni di euro in previsione di stanziamento per il traforo potrebbero divenire la base per una somma molto maggiore, di almeno 70 milioni, da investire nella montagna lucchese.



info: Ufficio stampa Legambiente Toscana - Laura Fossi - tel. 0556810330

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