30/05/2009 - TERRA FUTURA NON C’È CRESCITA SENZA REDISTRIBUZIONE. 



TERRA FUTURA NON C’È CRESCITA SENZA REDISTRIBUZIONE.

NAPOLEONI: «Non si tratta di scegliere fra economia capitalista o socialista: la crisi è il frutto di un’economia malata». MANCE: «Solo con l’economia solidale si supera l’ingiustizia del sistema».


Firenze, 30 maggio 2009 - Non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche nelle grandi nazioni occidentali esiste una fortissima disuguaglianza di reddito. Parola di Luigi Biggeri, presidente dell’Istat, intervenuto oggi a Terra Futura. Proprio nell’iniqua distribuzione del reddito e della ricchezza si annida il cancro del modello di crescita che ha caratterizzato quest’ultimo ventennio e, in ultima analisi, anche della recente crisi finanziaria. È stato questo uno dei principali nodi affrontati in questa sesta edizione della mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, che ha aperto ieri alla Fortezza Da Basso di Firenze e , si chiuderà domani.

«Nel nostro paese, così come avviene in generale nel mondo sviluppato, assistiamo ad una progressiva diminuzione della produttività del lavoro, che certo non dipende dalla mancanza di voglia di lavorare, ma dal fatto che si investe sempre meno, specie in innovazione tecnologica – ha dichiarato Biggeri –. A fronte della richieste di aumentare i salari, la risposta classica è: “se non aumenta la produttività, come si fanno ad aumentare i salari ?”. Peccato che in Italia la redditività dell’imprenditore è fra le più altre d’Europa, e ciò significa che la ricchezza prodotta va a tutto vantaggio del reddito da capitale». Parla di un “paese egoista” il numero uno dell’Istat, un paese fatto di imprenditori che badano al vantaggio personale (degli oltre 4 milioni di imprese quasi il 99% è composto da 1 o 2 persone), di sindacati che spesso si occupano di tutelare solo gli iscritti e si fanno la guerra fra di loro, ma anche di famiglie preoccupate solo del proprio interesse e mai di quello collettivo. «È una situazione molto preoccupante, ma quello che mi irrita di più – ha confessato il presidente del principale istituto statistico – è che di queste questioni si è tornato a parlare solo perché c’è la crisi: si insiste ora sulle energie rinnovabili, ad esempio, perché si pensa che ciò vada a vantaggio dell’imprenditore, non di tutta la popolazione!». Una crescita insostenibile anche guardando a un altro indicatore: «Il prodotto potenziale italiano, così come quello delle principali nazioni industrializzate, è molto basso. Asia, India e Russia stanno facendo meglio, ma anche la Cina fra dieci anni avrà esaurito la possibilità di crescita della sua attività economica. E poi sarà il turno dei paesi in via di sviluppo. È evidente che questa situazione non può andare avanti».

Loretta Napoleoni, economista di fama internazionale esperta in terrorismo, riconduce l’inizio della “malattia” della crescita alla caduta del muro di Berlino: «Il 1989 segna l’inizio della globalizzazione, che ha visto il progressivo abbattimento dei salari accompagnarsi a politiche di tipo deflazionistico delle banche centrali, caratterizzate da un forte abbattimento dei tassi di interesse. Ciò è andato a tutto vantaggio del ritorno del capitale e ha segnato il passaggio dallo stato nazione allo stato di mercato: in questi ultimi venti anni circa l’1% della popolazione si è intascato il 75% dell’aumento del PIL, la classe media ha perso progressivamente potere d’acquisto compensandolo con un più facile accesso al credito e all’indebitamento, il che ha condotto alla bolla finanziaria del 2007». Come possibile soluzione per evitare un’altra crisi simile a questa, la Napoleoni guarda alla finanza islamica: «Il comportamento delle banche islamiche si fonda su un codice etico che deriva dalla sharia e che vieta, fra l’altro, la commercializzazione della mortgage bank security, la trasformazione del debito. Secondo la finanza islamica non si può spostare il rischio fra mutuatario e banca, non si può commercializzarlo ad un soggetto terzo, come invece è successo in America causando la crisi dei subprime. Occorre un codice etico ratificato da una legislazione che vieti alle banche commerciali la speculazione, relegandola solo alla sezione finanziaria. Se ciò non avverrà, ci riprenderemo da questa crisi ma fra dieci anni ricadremo in un’altra».

Riflette sull’elemento di autoillusione che ha imperato negli ultimi venti anni Wolfgang Sachs, Wuppertal Institut Germany, presidente del Comitato consultivo di Terra Futura: nella trasformazione dei rischi in nuovi beni da vendere e la conseguente creazione di bolle di ricchezza, Sachs identifica le stesse radici del miope atteggiamento nei confronti dei problemi della biosfera: «La crisi finanziario odierna era stata annunciata da lungo tempo proprio come quella della biosfera. In questa, come nel caso dei crediti tossici, vediamo l’economia prendere in prestito - in tal caso dalla natura – senza la possibilità di poter restituire in futuro. Nell’odierna situazione di scarsità di mezzi a fronte di un eccesso di desideri e aspettative, Terra Futura opta per la risposta dell’efficienza - utilizzando al meglio i mezzi a disposizione –, e sceglie la direzione della sufficienza, ritarando le proprie aspirazioni, necessità e bisogni».

È una biosfera intesa nell’economia solo come un sottoinsieme dal quale attingere le risorse, la ragione del profondo squilibrio nel modello di crescita secondo l’economista americana Susan George, presidente del Transnational Institute di Amsterdam: «La realtà è esattamente l’opposto. Eppure mi sembra che i leader politici continuino a nascondere la testa sotto la sabbia. Smettiamola anche di parlare di rischi per le generazioni che verranno: i danni irreversibili sono adesso! A causa dell’aumento della temperatura globale solo oggi 80 specie saranno estinte per sempre. Per non parlare di tutti i profughi che lasceranno le loro terre: cosa ne facciamo, li possiamo mai prendere tutti “a pallettoni”? Abbiamo bisogno di un nuovo mito, lo stesso che Obama ha saputo comunicare tanto bene: “potete fare quello che dovete fare!”. Credo che il cambiamento possa avvenire, se ognuno di noi si impegna a cambiare il paradigma della crescita: dobbiamo portare avanti un’economia totalmente diversa».

Che parlare della necessità di crescita o di decrescita in maniera generalizzata possa essere fuorviante ci tiene a precisarlo Euclides A. Mance, consulente del governo federale brasiliano per le tematiche legate allo sviluppo locale: «Sostenere la necessità di consumare di meno di fronte a popolazioni che muoiono di fame è insultante, non è così per chi sguazza nell’opulenza. Il nodo è senz’altro quello della distribuzione della ricchezza, compresa quella che deriva da tutta quell’economia della conoscenza e dell’innovazione tecnologica ancora troppo marginale nei paesi in via di sviluppo. Il passaggio all’economia solidale è la conditio sine qua non per il superamento di questa ingiusta disparità del sistema capitalistico». Ma che cos’è l’economia solidale? Mance lo spiega in cifre: «Un milione e 700.000 fra lavoratori e lavoratrici in Brasile che detengono i mezzi di produzione, vivendo quotidianamente la democrazia economica, per un totale di 22.000 iniziative che hanno generato (dati aggiornati al 2008, ndr) un giro di business per 44 miliardi di dollari americani. La vera crescita incorpora la cultura ed i valori, perché l’economia è prima di tutto una relazione sociale fondata su principi etici».

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