14/10/2009 - Ecosistemi fluviali della Toscana: quali scenari? 

Firenze, 14 Ottobre 2009 Comunicato Stampa

Ecosistemi fluviali della Toscana: quali scenari?

Legambiente, Autorità di Bacino del Fiume Arno
e tutti i soggetti interessati della Società Civile
discutono dello stato di salute dei nostri fiumi,
sulla scorta del percorso partecipativo
che sta accompagnando il nuovo Piano di Gestione del Distretto Appennino Settentrionale

Ecosistemi fluviali della Toscana: quali scenari? E' con questo interrogativo che si apre il forum d'informazione e di discussione sul piano di gestione del Distretto Appennino Settentrionale organizzato da Legambiente e dall'Autorità del Bacino del Fiume Arno. Il Forum si inserisce nell'ambito delle numerose iniziative previste per assicurare e rendere attiva la partecipazione pubblica al processo di formazione del piano di gestione del Distretto dell'Appennino Settentrionale. Il forum pertanto rappresenta, oltre che un momento in cui si evidenziano aspetti e peculiarità positive e negative degli ecosistemi fluviali, anche il luogo in cui tutti possono concorrere con le proprie osservazioni e puntualizzazioni, a migliorare il piano di gestione della risorsa idrica del distretto nello spirito e negli intendimenti della direttiva 2000/60/CE. La Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio (del 23 ottobre 2000), ha come obiettivo prioritario quello di istituire un quadro per l'azione comunitaria in materia di protezione delle acque, al fine in particolare di ridurre l'inquinamento, impedire un ulteriore deterioramento e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici, degli ecosistemi terrestri e delle zone umide sotto il profilo del fabbisogno idrico; promuovere e agevolare un utilizzo idrico sostenibile, equilibrato ed equo e contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità. A tal fine, la direttiva stabilisce che entro 15 anni dalla sua entrata in vigore, nel 2015, sia raggiunto un buono stato ambientale per tutti i corpi idrici e individua il Piano di gestione come lo strumento conoscitivo, strategico e programmatico attraverso cui applicare i contenuti della medesima alla scala territoriale locale.

Il piano di gestione del "Distretto Appennino Settentrionale", gli ecosistemi fluviali della Toscana, la tutela della risorsa idrica tra attività produttive e agricoltura; l’idromorfologia particolare dei fiumi toscani, la depurazione delle acque superficiali, la riqualificazione fluviale, sono solo alcuni dei tanti temi affrontati nel corso del convegno, che si è tenuto presso Palazzo Medici Riccardi, presieduto dal direttore di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza e coordinato dal Responsabile Acque e Difesa del Suolo di Legambiente Toscana Federico Gasperini, con la collaborazione attiva e il patrocinio del Segretario Generale dell' Autorità di Bacino del Fiume Arno Gaia Checcucci.

"Il piano di gestione dell'Appennino Settentrionale è un importante strumento di pianificazione sovra-ordinata per portare a sistema tutte le pianificazioni esistenti - dichiara Gaia Checcucci, Segretario Generale dell' Autorità di Bacino del Fiume Arno - inoltre, fornisce le indicazioni e le misure necessarie per il rispetto degli obiettivi di qualità e di tutela quantitativa della risorsa idrica previsti dalla normativa comunitaria".

Il Piano, che è stato presentato il 16 luglio scorso e sarà approvato entro il mese di dicembre, si compone di un quadro conoscitivo riguardante tutti gli usi delle acque (idropotabile, irriguo e industriale), e in base ai dati del monitoraggio disponibili ad oggi, fa una proiezione ai fini del raggiungimento dell'obiettivo ambientale per tutti i corpi idrici (fiumi, laghi, acque marine, acque di transizione, acque sotterranee), come previsto dalla Direttiva Europea “Acque” 2000/60/CE. L’obiettivo da raggiungere è lo stato “buono” al 2015 per tutte le acque, salvo la possibilità di proroghe e deroghe, come prevede la norma stessa. La direttiva comunitaria riconosce un’importanza assoluta alle fasi di partecipazione, informazione e consultazione, di tutti i portatori d’interesse, i cosiddetti stakeholders, partecipazione intesa come mezzo per migliorare il percorso decisionale, cioè la possibilità di influenzare da parte anche dei singoli cittadini gli esiti del piano e le sue procedure.

Ecosistemi fluviali. Fiumi e torrenti, in Toscana come anche nel distretto, hanno un peso specifico notevole: senza contare il bacino interregionale del Magra, sono oltre 600 i fiumi toscani analizzati nel Piano su 1359 corpi idrici di acque superficiali individuati in tutto il distretto, numero quest’ultimo che comprende anche acque di transizione, laghi, acque marine costiere.

Non c'è un quadro lineare dello stato di salute dei fiumi perché esistono molte differenze da area ad area. Soffermandoci solo sul Bacino dell’Arno, il più vasto di tutto il distretto, secondo quanto riportato nel Piano, oggi il 56% dei fiumi è nello stato buono (l’obiettivo previsto dalla direttiva) e al 2015 questa percentuale secondo le stime dovrebbe salire al 64%. Un altro 26% dovrebbe raggiungere l’obiettivo al 2021 e un 10% di fiumi dovrebbe centrare l’obiettivo al 2027. Anche se le proroghe sono ammesse nella normativa si osserva come un 36% di fiumi non raggiunge l’obiettivo al 2015.

"Sia nel Distretto sia in Regione Toscana - afferma Federico Gasperini, Responsabile Acque e Difesa del Suolo di Legambiente Toscana - bisogna incentivare uno strumento come il Contratto di Fiume che promuove accordi fra tutti i soggetti competenti, al fine di creare sul territorio un sistema di azioni condivise per il raggiungimento degli obiettivi di tutela. Bisogna investire risorse e accompagnare il percorso tecnico con una pianificazione e programmazione partecipata, necessaria ad una crescita culturale del nostro Paese che altrimenti anche su questo tema, come su altri a carattere ambientale, rischia di rimanere indietro rispetto ai principali partner europei di riferimento".

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