06/12/2005 - CAVO :Sabbia, spiaggia, porto e slogan passati di moda  

Nei giorni scorsi è comparso sulla stampa locale un comunicato
dell’Amministrazione comunale di Rio Marina nel quale si rendeva noto che
per il ripascimento della spiaggia del Cavo verranno impiegati anche 20 mila
metri cubi di sabbia di dragaggio del porto adiacente. Nella nota del
Comune, nel quadro delle opere di protezione della spiaggia, si fa anche
riferimento all’intervento di allungamento e spostamento del molo.
Le sabbie portuali verranno stese a copertura del materiale grossolano che
rappresenterà la gran parte del ripascimento e per il quale sembra sia stata
disposta una integrazione: il pietrisco già previsto verrà integrato con
materiale arrotondato ghiaioso, un palliativo dell’ultimo minuto che
riconosce, almeno in parte, le critiche del Comitato per la Spiaggia di Cavo
ed di LEGAMBIENTE che denunciavano l’uso esclusivo di materiale di cava a
spigoli taglienti che avrebbe reso impraticabile per anni la spiaggia.
Sull’impiego della sabbia portuale, già ipotizzato in fase di progetto, il
Comune si sente confortato dai riscontri favorevoli delle analisi sui
carotaggi effettuati dall’ARPAT.
Quanto viene proposto merita qualche considerazione:
- realizzare un ricoprimento di sabbia su un profilo di spiaggia con le
forti pendenze previste dal progetto, non sembra garantire una benché minima
stabilità del materiale fine all’azione erosiva del moto ondoso. E’
esattamente quel che è già successo col materiale fine scaricato nel
precedente ripascimento.
- nonostante i confortanti esiti delle analisi dell’ARPAT, sotto il
profilo ambientale ricorrere ad una sabbia limosa sedimentata in un sito
particolarmente vulnerabile quale quello di un bacino portuale, è una cosa
da verificare comunque con molta attenzione. Questo aspetto risulta ancor
più inquietante nell’ottica di un potenziamento dell’attività portuale – che
LEGAMBIENTE disse subito strettamente legato ad un progetto di ripascimento
della spiaggia che somiglia molto ad un imbonimento - ed in particolare
diportistica dell’area, anche con allungamenti, spostamenti ed ampliamenti
della diga, per le ricadute che comporterà sulla qualità del sedime sabbioso renderne problematico l’impiego.
– Bisognerà capire anche cosa comporterà l’allargamento del porto sia dal
punto di vista ambientale e paesaggistico che per quanto riguarda la
ricaduta e la redistribuzione del numero di posti barca - così come sono
previsti dal Piano dei Porti e degli Approdi Turistici della Regione Toscana
- per l’intero Comune di Rio Marina,.
- E’ strano che, di fronte a queste problematiche ed allo spostamento di
sedimenti portuali per ricoprire una spiaggia, Destra e Sinistra siano
unanimi ed anzi organizzino riunioni per prendersi il ognuno “merito” di un
intervento che presenta molti problemi ed incognite sulle dinamiche future
che nemmeno i progettisti si sono sentiti di sciogliere.
- E’ ancora più strano che nessuno di coloro che, solo pochi anni fa, si
opposero in ogni maniera allo scarico di sedimenti sabbiosi del porto di
Piombino a 18 km. dall’Elba, ad oltre 100 metri di profondità, in un fondale
fangoso di oltre 100 Kmq. – sedimenti certificati non inquinati da ARPAT e
ricertificati da ICRAM per tranquillizzare gli oppositori che non si
fidavano… e che nonostante tutto continuarono a non fidarsi di ARPAT, ICRAM
e nemmeno del Ministro dell’Ambiente Edo Ronchi -, non esprimano oggi
nessuna preoccupazione per sedimenti portuali scaricati direttamente sulla
costa dell’Elba e su una spiaggia già devastata da un precedente
ripascimento realizzato con materiali sbagliati. Noi ritenemmo quelle
posizioni dettate in gran parte da disinformazione, pregiudizio ascientifico
e strumentalizzazione politica, ci accusarono di essere poco ambientalisti e
servi al soldo dell’Autorità Portuale Piombinese comunista. Quindi, come
non essere oggi colpiti da questa improvvisa conversione tecnico-scientifica
e dall’odierna incondizionata fiducia nei tecnici, nella Provincia,
nell’Autorità Portuale e nell’ARPAT che all’epoca erano state semplicemente
accusate di truccare i dati delle analisi delle sabbie di Piombino?
Evidentemente col tempo si dimentica e sembra proprio passato di moda lo
slogan scandito per mesi da Sindaci, Partiti e Associazioni: “nessun
materiale scavato da un porto deve finire in mare”.


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