Roma, 7 agosto 2025 – Legambiente e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – attraverso i suoi Istituti ISMAR, IGG e IBE – hanno siglato un’importante convenzione operativa triennale per sviluppare congiuntamente attività di ricerca scientifica, educazione ambientale e conservazione della biodiversità sull’isola di Pianosa, nel cuore del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, dove l’Ente dispone di una propria infrastruttura di ricerca.

Un accordo strategico che unisce le competenze scientifiche di tre istituti d’eccellenza del CNR con l’esperienza ultraquarantennale di Legambiente nella tutela ambientale e nella gestione di progetti europei. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: rafforzare la rete di conoscenze sul fragile ecosistema insulare di Pianosa, promuovere azioni di conservazione, in particolare per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta, e rendere l’isola un laboratorio a cielo aperto di sostenibilità, formazione e divulgazione.

“Con questa collaborazione – on questa collaborazione – dichiara Brunella Raco responsabile scientifica della Base di Ricerca CNR di Pianosa – mettiamo a sistema le risorse scientifiche di tre istituti del CNR con l’expertise sul campo di Legambiente. Pianosa, grazie anche alla presenza della nostra Base di Ricerca (BRP-CNR), rappresenta un contesto unico per studiare l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi insulari e marini, e per sperimentare soluzioni sostenibili. L’accordo ci permette inoltre di rafforzare la dimensione educativa e di coinvolgimento pubblico delle nostre attività, aprendo la ricerca alla società”.

Il protocollo prevede attività coordinate su più fronti: monitoraggi climatici, realizzazione di report scientifici condivisi, attività didattiche per studenti e comunità locali, summer school, workshop, progetti di tutela di habitat e specie protette. Centrale anche il supporto alla ricerca sul campo, con l’accesso regolamentato di Legambiente alla BRP-CNR, struttura logistica e scientifica che sarà valorizzata come hub di eccellenza per le ricerche multidisciplinari.

Uno degli aspetti più innovativi dell’intesa è il forte investimento nella citizen science, la scienza partecipata. I volontari individuati da Legambiente saranno coinvolti attivamente nella raccolta dati, nel monitoraggio degli ecosistemi e nella sorveglianza delle spiagge per l’individuazione dei nidi di Caretta caretta e per il monitoraggio di altre specie come, ad esempio, la berta minore e la foca monaca. Una strategia che trasforma la sensibilizzazione in azione concreta e consente alla scienza di beneficiare dell’intelligenza collettiva e del presidio costante dei territori. Pianosa diventerà così un laboratorio in cui la ricerca scientifica si intreccia con l’impegno civico.

“Questo protocollo rappresenta un tassello fondamentale nel nostro impegno per la tutela della biodiversità marina – afferma Stefano Di Marco, Coordinatore dell’Ufficio Progetti di Legambiente e Project Manager del progetto LIFE Turtlenest –. Da anni lavoriamo per la salvaguardia della Caretta caretta, specie sentinella del cambiamento climatico. Grazie a questo accordo rafforzeremo le nostre azioni, integrando il monitoraggio e la protezione dei nidi con la ricerca scientifica avanzata. Pianosa sarà un laboratorio permanente, non solo per i ricercatori, ma anche per volontari, studenti e cittadini coinvolti nelle nostre campagne”.

L’accordo include, tra le sue priorità, l’elaborazione di proposte progettuali comuni su scala nazionale e internazionale, in linea con le strategie europee su biodiversità, clima ed educazione ambientale. Un’alleanza tra scienza e società civile che grazie a questo accordo si fa concreta.

La sinergia tra CNR e Legambiente conferma l’importanza di approcci integrati nella ricerca e nella conservazione, capaci di coniugare rigore scientifico, partecipazione e impatto concreto sui territori. Pianosa, isola dalle straordinarie peculiarità ambientali e storiche, è pronta a diventare un modello replicabile di governance ambientale avanzata.

“Purtroppo nessuna buona notizia dalla Toscana: molti dei nostri fiumi che sfociano a mare sono fortemente inquinati dal punto di vista microbiologico, in particolare nella costa settentrionale - dichiarano Fausto Ferruzza e Federico Gasperini, Presidente e Direttore di Legambiente Toscana – Criticità si rilevano anche nella Toscana centrale, nella zona di Piombino e Follonica e, rispetto allo scorso anno, si registra un deterioramento qualitativo anche all’Elba. Allo stato attuale, quindi, non sembrano risolte le criticità croniche che riguardano il sistema depurativo costiero, nonostante i diversi investimenti finalizzati al riguardo”.
“Migliorare e rendere più efficienti gli impianti di depurazione e rete fognaria è l’obiettivo da perseguire, enti e amministrazioni locali non devono perdere le occasioni di finanziamento che si presentano – dichiara Stefano Raimondi, Portavoce di Goletta Verde. Perchè efficientare la depurazione delle acque non solo significa migliorare i parametri di qualità delle acque delle coste ma vuol dire anche salvaguardare e tutelare il patrimonio di biodiversità che custodiscono. Con la campagna Goletta Verde non vogliamo dare patenti di balneazione ma vogliamo mettere in luce le diverse criticità che caratterizzano i territori e purtroppo, anche in Toscana, la problematica maggiore risiede alle foci dei fiumi. Non bisogna nemmeno trascurare l’impatto degli scarichi abusivi non collettati alla rete fognaria e che, quindi, non passano per gli impianti di depurazione”.
I risultati nella provincia di Grosseto: 3 punti oltre i limiti di legge. In provincia di Grosseto in totale sono stati monitorati 6 punti di cui 1 punto a mare e 5 alla foce di fiumi. I 3 punti critici, fuori dai parametri di legge, sono: la foce del fiume Gora a Follonica, il fosso alla Tagliata etrusca ad Ansedonia, entrambi risultati fortemente inquinati e il punto alla foce del fiume Osa nel comune di Orbetello è risultato inquinato. Gli altri punti monitorati, risultati nella norma, sono: uno sulla spiaggia fronte canale a Poggio Pertuso/Cala Galera a Monte Argentario; un punto alla foce del fiume Bruna a Castiglione della Pescaia; un punto Foce del fiume Albegna in località Bocche di Albegna a Orbetello.
In provincia di Livorno 3 punti oltre i limiti di legge. Nei punti campionati in provincia di Livorno, tra cui rientrano quelli dell'isola d'Elba, ci sono 2 monitoraggi a mare e 4 alle foci. Nel complesso il 50% dei punti è risultato fortemente inquinato. I 3 punti oltre i limiti di legge sono: la foce dello scarico Salivoli a Marina di Salivoli, nel comune di Piombino; la foce unica dei fossi di Mola a Mola nel comune di Capoliveri; e la spiaggia presso il Moletto del pesce lato porto a Marciana Marina risultati fortemente inquinati. I punti risultati entro i limiti di legge sono: la foce del fiume Cecina a Marina di Cecina; il fosso della Madonnina a Portoferraio; il mare presso la foce del fosso Galea la Pila a Campo dell'Elba.
In provincia di Lucca 2 punti inquinati. In provincia di Lucca sono stati campionati due punti critici risultati entrambi fortemente inquinati: uno a Marina di Pietrasanta, alla foce del fosso del Fiumetto, ed uno a Lido di Camaiore, la foce del fosso Abate.
 
In provincia di Massa-Carrara 4 punti fortemente inquinati. Tutti i punti campionati in questa provincia sono alle foci dei fiumi, risultate fortemente inquinate. I punti attenzionati sono: la foce del torrente Carrione a Marina di Carrara; la foce del torrente Lavello a Partaccia, comune di Massa; la foce del fiume Brugiano, tra la Partaccia e i Ronchi nel comune di Massa; la foce del fiume Versilia nel comune di Montignoso.
 
In provincia di Pisa nessun punto oltre i limiti.  I due punti monitorati sono la foce del fiume Arno a Marina di Pisa e la foce del canale scolmatore a Calambrone, risultati entrambi entro i limiti di legge.
Giunta alla 39esima edizione, Goletta Verde monitora lo stato di salute di mare e coste. Partita il 23 giugno da Trieste, viaggerà lungo le coste della Penisola per concludere il suo viaggio a inizio agosto in Liguria. Anche in questa edizione la campagna di Legambiente pone l’attenzione su diverse tematiche estremamente attuali come la depurazione, la lotta alla crisi climatica e alle illegalità, la salvaguardia della biodiversità, le rinnovabili. In particolare, l’eolico off-shore sarà ancora una volta protagonista di alcune tappe per porre l’attenzione sulle energie rinnovabili e la transizione energetica, perché senza l’energia prodotta dal vento sarà impossibile raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.  Partner principali della campagna sono Anev, CONOU, Novamont, Renexia, partner tecnico Biorepack.
Il CONOU, Consorzio Nazionale Oli Usati, sostiene da anni la campagna estiva di Legambiente, nella convinzione che sia assolutamente necessario agire collettivamente per la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Il Consorzio è parte attiva in questo scenario: con la sua attività di raccolta e rigenerazione degli oli minerali usati è un esempio di eccellenza di economia circolare, non solo in Italia, ma addirittura in Europa. Raccogliendo l’olio lubrificante usato alla fine del suo ciclo di vita nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli, il CONOU fa in modo che questo rifiuto – altamente pericoloso se non gestito correttamente – si trasformi in una preziosa risorsa. Oltre il 98% dell’olio raccolto dal Consorzio viene infatti rigenerato e trasformato in nuova materia prima riutilizzabile, con benefici per l’ambiente e la salute grazie alla riduzione dell’utilizzo di risorse naturali e delle emissioni di gas serra e di altri inquinanti.  “L’economia circolare non è solo una scelta ambientale, ma una leva strategica per costruire un futuro più sicuro e sostenibile. Il CONOU rappresenta un esempio concreto di come questo modello possa funzionare: ogni anno raccogliamo e rigeneriamo l’intero quantitativo di olio lubrificante usato prodotto in Italia, impedendo che un rifiuto pericoloso venga disperso nell’ambiente. Al tempo stesso, lavoriamo per coinvolgere e sensibilizzare cittadini, affinché diventino parte attiva di questo modello – sottolinea Alessia Merlo, Responsabile CONOU Coordinamento Area Nord-Est. Basti pensare all’impatto che avrebbe avuto la dispersione in natura di quasi 7 milioni di tonnellate di olio usato negli ultimi quarant’anni. Goletta Verde è, in questo senso, un presidio fondamentale: ci ricorda quanto sia importante la cura quotidiana dei nostri mari, delle coste e della biodiversità, patrimonio comune e insostituibile”.
Il monitoraggio scientifico
I prelievi di Goletta Verde e Goletta dei Laghi vengono eseguiti da tecnici, volontari e volontarie di Legambiente. L’ufficio scientifico dell’associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando i laboratori sul territorio. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli). Il numero dei campionamenti effettuati viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione.
 Le analisi sono state eseguite da due laboratori individuati sul territorio: Idroconsult Laboratori Riuniti Srl di Calenzano (Firenze) e Bioconsult di Follonica (Grosseto).
LEGENDA
Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
INQUINATO = Enterococchi intestinali > 200 UFC/100 ml e/o Escherichia coli > 500 UFC/100ml.
FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali > 400 UFC/100 ml e/o Escherichia coli > 1000 UFC/100ml.