
Piombino, 17 marzo 2026 - La scelta del governo di prolungare la permanenza del rigassificatore a Piombino è una scelta politica e strategica per confermare quel modello estrattivista su cui è fondata l’economia “fossile”. L’autorizzazione è in scadenza il 31 luglio 2026, mentre la Toscana sta ancora aspettando le opere di compensazione previste, mentre il Governo ha inserito la proroga in un decreto legge. “Se vogliamo che il rigassificatore se ne vada finalmente da Piombino non bisogna affannarsi a trovare un altro luogo in Italia dove spostarlo, ma chiedere semplicemente che venga dismesso,” dichiarano Adriano Bruschi, presidente Legambiente Val di Cornia e Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana. “Continuare a importare GNL, oltre a rappresentare una fonte di pericolo per i luoghi in cui esso sarà rigassificato, non farà infatti che perpetuare la dipendenza verso una fonte altamente inquinante e climalterante.”
Secondo Legambiente Toscana, la scelta del Governo di prorogare la permanenza del rigassificatore si basa sull’idea di diventare un «hub per la distribuzione del gas» per l’Europa. Un’opzione che rivela una totale subalternità rispetto agli interessi americani, visto che oltre il 50% del GNL importato dal nostro Paese proviene già dagli USA e che tale quota è destinata a crescere, dopo l’aggressione all’Iran e l’instabilità imposta alle spedizioni dal Qatar (altro grande fornitore di GNL all’Italia).
Le bollette elettriche in Italia, d’altra parte, sono le più care d’Europa perché la nostra energia elettrica è prodotta in gran parte ancora con il gas (circa per il 45%). Tutto questo rende meno competitivo il sistema produttivo nazionale e produce aggravi di spesa ingiusti e insostenibili per imprese e per la cittadinanza. “Per questo, Legambiente propone un totale ribaltamento del modello energetico, suggerendo una seria politica di lotta agli sprechi, d’incremento dell’efficienza e di celere sviluppo delle rinnovabili sui territori,” aggiungono Adriano Bruschi, presidente Legambiente Val Di Cornia e Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana. “Non si tratta più di confidare in una sola fonte energetica. È arrivato invece il momento di immaginare un mix energetico armonioso, in cui geotermico, fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico (onshore e offshore) possano giocare un ruolo centrale, strategico e complementare (l’una fonte verso l’altra).”
Nel luglio 2025, in Italia sono stati presentati 93 progetti di eolico offshore, per una potenza complessiva stimata di 74 GW, distribuiti nelle acque di 10 regioni. Di questi, progetti per 2,8 GW hanno già superato la fase di Valutazione d’Impatto Ambientale, quindi di fatto sono già autorizzati, ma sono fermi perché non è stata ancora calendarizzata l’asta del FER2, (asta dei prezzi dell’elettricità), nonostante il decreto del MASE sia stato emanato ormai nell’agosto 2024. Basterebbe solo concludere rapidamente questo iter burocratico per rendere inutile proseguire con il rigassificatore di Piombino e con tutti gli altri, e chiudere poi le residue e inquinanti centrali a carbone a tutt’oggi funzionanti in Italia.
Legambiente ricorda infatti che si tratta di un problema strutturale: si potrà arrivare alla dismissione dei rigassificatori se e solo se riusciremo a produrre più energia rinnovabile, nel minor tempo possibile. “Per questo, rivolgiamo un appello accorato agli enti locali, alle regioni, al governo nazionale affinché si varino quanto prima politiche energetiche sagge e lungimiranti, che sappiano affrancarci da una dipendenza dal gas, come dal petrolio e dal carbone che è tossica e pertanto non più sostenibile,” concludono Adriano Bruschi, presidente Legambiente Val di Cornia e Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana. “Per questo, per noi oggi è molto più di uno slogan ribadire la nostra posizione storica “Più rinnovabili, più pace!”









