23 Luglio 2025

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Dall’alba, su centinaia di chilometri di litorale, le spiagge italiane vengono arate da mezzi meccanici che, in nome di una falsa idea di decoro, cancellano habitat naturali e mettono a rischio anche la sicurezza dei bagnanti. Ruspe, trattori e vagliatrici compattano la sabbia, distruggono nidi, uccidono pulcini e alterano gli ecosistemi costieri da Nord a Sud, isole comprese. Dietro questa routine quotidiana si nasconde una vera e propria emergenza sottovalutata e talvolta ignorata da numerosi amministratori locali.
Legambiente, capofila del progetto europeo LIFE Turtlenest per la tutela delle aree di nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta, lancia un grido d’allarme: la meccanizzazione selvaggia delle spiagge italiane, unita alla crescente occupazione fisica degli arenili con attrezzature, ombrelloni, passerelle e dehors, sta progressivamente cancellando ogni spazio residuo per la biodiversità costiera. Un processo silenzioso ma devastante, che avviene in aperta violazione delle direttive europee e delle leggi italiane.
"Sulla costa toscana, l’uso indiscriminato delle ruspe e l’eccessiva presenza di strutture amovibili sugli arenili stanno compromettendo habitat fragili e processi naturali fondamentali," dichiara Yuri Galletti del consiglio direttivo di Legambiente Toscana. "Il fenomeno è particolarmente evidente nella zona nord della Regione, ma si segnala anche sull’Isola d’Elba e lungo il litorale pisano. Anche noi, come Legambiente Toscana, chiediamo una regolamentazione più stringente e controlli efficaci per tutelare il patrimonio costiero e la biodiversità" In sostanza, la vera sostenibilità richiede rispetto per gli habitat, regole chiare, controlli efficaci e un cambio culturale. Serve una moratoria nazionale immediata sull’uso dei mezzi meccanici durante il periodo di nidificazione e nelle ore di balneazione, il divieto stabile nelle aree naturali protette con controlli regolari da parte di Guardia Costiera e Carabinieri Forestali, e sanzioni adeguate per amministrazioni e gestori recidivi.
«Chi ama il mare – dichiara il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – non spiana le spiagge: le difende. Il turismo del futuro è natura, non cingoli. Le Regioni e i Comuni adottino regolamentazioni ed emanino ordinanze locali a tutela dei nidi, incentivino la pulizia manuale e sostengano chi sceglie di gestire le spiagge nel rispetto dell’ambiente. Ogni nido schiacciato è un colpo al Mediterraneo e alla nostra economia blu. È ora che la tutela della biodiversità diventi una priorità concreta per tutte le amministrazioni costiere, non un semplice slogan estivo».
Ogni anno, secondo i monitoraggi dei circoli costieri di Legambiente, vengono distrutti decine di nidi di tartaruga marina e habitat per specie protette come il fratino. Ma l’art. 12 della Direttiva Habitat (92/43/CEE), le disposizioni della Direttiva Uccelli (2009/147/CE) e il DPR 357/1997 vietano il disturbo o la distruzione dei siti riproduttivi delle specie protette su tutto il territorio nazionale, non solo nei siti Natura 2000. All’interno di ZSC e ZPS ogni intervento deve essere sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale (VInCA) e rispettare le Misure di Conservazione.
Proprio su questo fronte, Legambiente lancia un appello alle Regioni: in queste settimane si stanno scrivendo le nuove Misure di Conservazione sito-specifiche delle ZSC, che andranno a sostituire i vecchi Piani di Gestione. È una fase critica e decisiva per il futuro della Rete Natura 2000 in Italia, da cui dipende l’effettiva protezione dei nostri ecosistemi per i prossimi anni. Le Regioni devono seguirla con attenzione, presentando proposte di regolamentazione efficaci, rigorose, verificabili e sostenibili.
Life Turtlenest, un progetto cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE e coordinato da Legambiente, finalizzato al miglioramento dellaconservazione della tartaruga marina comune (Caretta caretta) in Italia, Spagna e Francia, attraverso attività di monitoraggio, messa in sicurezza dei nidi, ricerca scientifica e campagne di informazione e sensibilizzazione. Oltre al coordinatore Legambiente, partecipano al progetto europeo la Stazione zoologica Anton Dhorn; Ispra; Università La Sapienza di Roma; Università di Barcellona; BETA Technological Centre (UVic-UCC); ENCI; Cest Med; Regione Basilicata, Regione Campania, Regione Puglia, Regione Lazio, Agenzie per la protezione ambientale della Toscana. Oltre alle regioni italiane bagnate dal mar Tirreno (Basilicata, Puglia, Campania, Sicilia, Lazio, Sardegna e Toscana) Life Turtlenest interverrà nella regione francese Camargue, in Costa Azzurra e in Corsica e nelle regioni spagnole di Catalogna, Murcia, Andalusia, Isole Baleari e Valencia.
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