Tutti ricordiamo ancora quello che successe nel 2003. Il Governo Berlusconi e l’allora commissario della Sogin per il Deposito Nazionale scelsero, con un colpo di mano senza precedenti e senza indagini puntuali, il sito di Scanzano Jonico, in provincia di Matera (Basilicata). Dopo le giuste sollevazioni popolari, che durarono mesi, la decisione fu ritirata. Si tratta di un precedente terribile, assolutamente da non ripetere. La pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) – attesa dall’estate del 2015 – è solo il primo passo di un lungo procedimento, che deve veder impegnato nella massima trasparenza tutto il Sistema Paese.

«Siamo infatti convinti che i ritardi e le opacità che hanno caratterizzato fino ad ora questo lungo e complesso iter istituzionale, rischiano di inficiare la bontà e l’efficacia del percorso stesso – dichiara Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana e membro della Segreteria Nazionale del cigno verde. – Formalmente, a decorrere dal 5 gennaio ci sono 60 giorni per produrre delle osservazioni da parte dei cittadini alla cartografia dei siti proposti, ma sulla scorta dell’ottima esperienza toscana in fatto di leggi sulla partecipazione, mi permetto di osservare che non ci si può limitare a questo. Ribadiamo invece l’urgenza inderogabile di avviare un percorso trasparente, partecipato e condiviso con tutti i territori interessati, ossia va aperto come in Francia un grande Dibattito Pubblico!».

«Quanto ai due siti toscani di Pienza-Trequanda e Campagnatico, comprendiamo perfettamente lo sbigottimento degli amministratori locali e delle comunità interessate. Una sorpresa amara, che ha preoccupato tutti i cittadini toscani, noi compresi. Ricordiamo però con chiarezza due cose. La prima è che, sovrapponendo criteri escludenti e favorenti, i nostri due siti non sono certo in pole position rispetto agli altri 65 ipotizzati da Sogin. La seconda è che, nel farci carico della responsabilità collettiva d’individuare un Deposito Nazionale per le scorie nucleari, andremo comunque a migliorare uno status quo che vede oggi stoccate quelle stesse scorie in piazzali provvisori, assai improbabili sul piano della prevenzione del rischio d’incidente rilevante» – chiosa ancora Ferruzza.

«Sottolineiamo infine la necessità di distinguere due tipologie di rifiuto nucleare. Quello a bassa e media intensità radioattiva e quello ad alta intensità, derivante quest’ultimo dall’esercizio delle nostre vecchie centrali atomiche (Trino Vercellese, Caorso, Borgo Sabotino e Garigliano). Legambiente chiede esplicitamente che il Deposito unico di cui stiamo discutendo in questi giorni sia destinato ad accogliere unicamente le scorie a bassa e media intensità, che ospedali e centri di ricerca producono ogni giorno. Mentre per i rifiuti radioattivi più pericolosi la nostra associazione da sempre chiede l’individuazione di un Sito Europeo collegialmente condiviso dagli Stati Membri della UE» – conclude Fausto Ferruzza, della Segreteria Nazionale di Legambiente.

Ufficio Stampa di Legambiente Toscana

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