I fusti sono stati individuati nell’area dell’affondamento individuata da Capitaneria e Castalia: ad una profondità di circa 430 metri a 9 miglia nord-ovest di Gorgona (inizialmente si diceva 20 miglia) ed a circa 20 miglia dalla costa dello Scolmatore

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) sottolinea che le analisi condotte su campioni dei materiali rimasti a bordo della “Venezia”«Confermano la natura del prodotto esaminato quale catalizzatore Nichel-Molibdeno, come già appurato dalla Capitaneria di porto di Livorno sulla base dell'esame dei documenti di imbarco forniti. I risultati relativi ai contenuti metallici sono in accordo con i valori indicativi riportati sulla scheda di sicurezza del catalizzatore nichel-molibdeno, che indicano quantità variabili di Nichel tra 1,4 e 4.5% (ritrovato 2,5%) e Molibdeno tra 7,7 e 12,3% (ritrovato 8,1)».

L’Arpat ha sottoposto le sostanze a  test di cessione a 24 ore sia in acqua dolce che in acqua di mare e ne sono risultate «Significative sono le quantità di nichel ritrovate sia in acqua (409mg/l), che in acqua di mare (716mg/l) ed, in minor quantità, di molibdeno. Ciò proverebbe una spiccata solubilità di alcuni componenti del materiale in acqua, valutabile per il Nichel in circa il 18%». L’Agenzia ricorda che «Il solfato di nichel è altamente tossico per gli organismi acquatici. Tuttavia come osservato dal Consulente chimico di Porto di Livorno nel verbale di consegna del materiale, "...il prodotto, a contatto con l'ossigeno dell'aria potrebbe avere modificato le sue caratteristiche rispetto a quelle che presentava al momento del confezionamento..." nel periodo intercorso dal loro prelievo. Per questo Arpat ha richiesto di poter disporre quanto prima di un campione del "catalizzatore Ni-Mo esausto", così come imballato all'origine dalla Ditta produttrice, nel rispetto delle modalità di confezionamento eventualmente adottate dalla stessa Ditta (atmosfera inerte, sotto vuoto ecc...). Tali modalità dovranno essere dichiarate dal produttore e comunicate assieme al campione onde poter verificare le reali condizioni del materiale caduto in mare».

Le preoccupazioni dell’Arpat sono condivise da Legambiente Arcipelago Toscano: «Ci complimentiamo con il ministero dell’ambiente, la Capitaneria di Porto e l’equipaggio della Minerva Uno per aver messo in atto tutte le misure e le attrezzature necessarie a ritrovare celermente i fusti tossici finiti nelle acque del Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos a poche miglia dal mare protetto dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano a Gorgona. Ma il rischio resta alto, data la profondità alla quale sono stati individuati i semirimorchi e probabilmente i fusti sciolti. Dopo l’incidente, tenuto per troppo tempo inspiegabilmente  “segreto” dalle istituzioni, diversi esperti dissero che i fusti non erano in grado di resistere alla pressione del mare a grandi profondità. Occorre immediatamente, continuando con l’efficienza tecnica-scientifica finora dimostrata, stabilire lo stato dei bidoni, provvedere al più presto al loro recupero e determinare i possibili danni all’ambiente già avvenuti e quelli che eventualmente potrebbe subire la catena alimentare marina.  Il mare profondo, che fino a poco tempo fa veniva considerato un “deserto”, si sta rivelando sempre più un habitat delicatissimo ed essenziale per la vita e la salute del mare, quei bidoni incredibilmente persi durante una tempesta rappresentano un rischio intollerabile ed occorre fare tutto il possibile per annullarlo e mitigarlo, tenendo sempre presente il principio “chi inquina paga”».

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